Un intervento su un nido di vespe a Roma si è trasformato in un grave incidente: parte del muro di una palazzina è crollata, una donna di 47 anni è rimasta ferita (non in modo grave) e alcuni negozi sono stati costretti a chiudere. In collegamento con Radio Roma News, l’etologo Andrea Lunerti ha ricostruito i possibili errori e indicato le linee guida per gestire in sicurezza casi simili, mettendo in guardia dai tentativi fai-da-te.
Secondo l’esperto, l’ipotesi più plausibile è l’uso improprio di gas ad alta infiammabilità (come il GPL) per "narcotizzare" il nido prima dell’apertura della parete. L’innesco può avvenire anche con una minima scintilla statica e causare un’esplosione. Parole chiare di Lunerti: "assolutamente non deve essere usato in nessun caso". In altre parole, i prodotti non progettati specificamente per uso entomologico in ambienti chiusi possono trasformare un intervento complesso in un pericolo per l’intero stabile.
Lunerti ha sottolineato che la rimozione dei nidi è un lavoro ad alto rischio, che richiede preparazione, esperienza e valutazione dei pericoli. Un passaggio netto: "non è un lavoro sicuro, non è un lavoro esente da rischi, non è un lavoro esente da dolore, non è un lavoro esente da pericoli". Anche i professionisti, pur dotati di DPI e procedure, mantengono sempre un margine di rischio: bardarsi eccessivamente può portare a ipertermia, ridurre la lucidità e aumentare gli imprevisti.
Come si interviene allora? Primo: chiamare i professionisti e i numeri unici (ad esempio il 112) per farsi indirizzare verso operatori qualificati o i Vigili del Fuoco quando la situazione comporta pericoli imminenti. Secondo: evitare gas, fuoco, fumo o schiume non certificate. Terzo: delimitare l’area, allontanare persone sensibili (bambini, anziani, allergici) e animali domestici. Quarto: non improvvisare aperture di pareti o cassonetti senza una precisa ispezione tecnica.
Per la prevenzione domestica, l’esperto ha indicato comportamenti semplici ma cruciali. Durante il rientro dalle ferie, prima di alzare la serranda, chiudere le finestre: i nidi possono formarsi nel cassone della serranda e rompersi all’improvviso provocando attacchi fulminei. Inoltre, riparare fessure e interstizi in cornicioni e murature, installare griglie su prese d’aria e controllare periodicamente sottotetti e locali tecnici.
Il contesto ambientale aggrava il fenomeno: "3-4 inverni caldi" hanno favorito un aumento esponenziale dei vespidi. Alcune specie – anche alloctone – sono maestre di adattamento e colonizzano cavità e infrastrutture urbane. La stretta convivenza con l’uomo accresce i conflitti, sia "volontari" (rimozioni azzardate) sia "involontari" (rottura accidentale di nidi). Qui la lezione più ampia di Lunerti: "la forza della natura si affronta con l'umiltà, con la conoscenza, con la competenza" e, soprattutto, "L'animale più pericoloso in assoluto che noi temiamo come esseri umani è la paura, è la nostra ignoranza".
In conclusione, per la città: mappatura dei punti ricorrenti, protocolli condivisi tra professionisti e Vigili del Fuoco, campagne di informazione nelle scuole e nei condomìni. Per i privati: niente fai-da-te con GPL o sostanze infiammabili, sopralluoghi preventivi nei periodi critici e affidamento a operatori referenziati. Ridurre il rischio è possibile, ma passa dalla conoscenza e da scelte responsabili, non da scorciatoie pericolose.