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"Next", Zhok: "Politiche ambientali Ue? Interventi strumentali e fittizi"

"Next", Zhok: "Politiche ambientali Ue? Interventi strumentali e fittizi"

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Politiche ambientali dell’Unione europea? "Interventi palesemente strumentali e fittizi. La politica non è guidata dall'economia, ma il sistema è guidato dai benefit per limitati gruppi di multinazionali" così Andrea Zhok, professore di Filosofia morale all’Università Statale di Milano, risponde in merito alla possibile penalizzazione per l'Ue nel fare da apripista sul problema delle emissioni di CO2 nel corso della nuova puntata di “Next” andata in onda domenica 15 giugno su Radio Roma News.

Grazie alla collaborazione con Assodigit, 1Life e Nexus Edizioni, l’appuntamento ha offerto al pubblico un’occasione di confronto attento e stimolante, condotto da Davide G. Porro. Al centro del dibattito, l’Unione Europea e le sue attuali criticità, sia sul piano politico che economico. La puntata ha esplorato i nodi irrisolti del progetto comunitario, soffermandosi sull’influenza delle lobby all’interno delle istituzioni europee e sulle conseguenze, ancora discusse, dell’introduzione della moneta unica.

"Next", Zhok: Politiche ambientali Ue? Interventi strumentali e fittizi

Il Professor Andrea Zhok, ospite in collegamento, non solo ha definito gli interventi dell'Unione Europea per le politiche ambientali "palesemente strumentali e fittizi" ma ha chiarito che "la struttura ideologica e istituzionale europea è tecnicamente neoliberale. Lo Stato è interventista, ma non assume il compito di fare gli interessi del popolo, bensì a favore delle strutture organiche del capitale, ovvero lobby industriali e multinazionali che sono il core business".

"Questa è l’impostazione teorica. Quando si capisce che questo è il modo in cui procedono - aggiunge Zhok - si comprende anche come questa modalità esclude che le argomentazioni presentate siano più altro che travestimenti. Pensiamo ai contratti vaccinali. Il punto di fondo era molto semplice: è arrivata una commessa e bisognava spendere dei soldi pubblici. C'erano delle pressioni sufficienti e con tipica iniziativa di carattere privatistico sono stati gestiti i soldi pubblici sulla base di interessi privatistici concentrati in determinati settori".

Il problema economico

"Il primo problema è di ordine economico: la politica non è guidata dall'economia, che sarebbe già qualcosa" - afferma Zohk. "Qui il sistema è guidato dai benefit per limitati gruppi di multinazionali, per chi fa lobbying in maniera specifica. Quindi non è l'economia che deve andare bene, non interessa a nessuno che l'economia nel suo complesso vada bene, quello che interessa è che i gruppi che sono in una posizione dominante di potere economico, che è anche potere politico naturalmente, rimangano tali o migliorino la propria collocazione relativa. Se l'economia nel complesso arretra, basta che quei gruppi rimangano in posizione di eminenza".

La sfiducia

"Il secondo problema - conclude il docente - è che questa cosa crea una drammatica sfiducia, ovviamente giustificatissima, nella capacità di intervento delle strutture statali e politiche in generale. Il problema è che tutti gli altri Paesi, quelli che ci superano a vario livello, utilizzano in maniera proficua la capacità di intervento statale che per certe cose è indispensabile. E lì stiamo perdendo la competizione".