"Bisognerà vedere quanti Paesi riusciranno a raggiungere questo 5% e anche come riusciranno a raggiungerlo. E cioè con quello che potremmo definire artifizi contabili". Così Roberto Motta Sosa, analista geopolitico, risponde in merito all'impegno degli alleati della Nato a spendere fino al 5% del Pil nazionale sulla difesa, aggiungendo che al momento a superare la vecchia soglia del 2% è stata solo la Polonia.
Il tema è stato affrontato nel corso di "Next", il talk show di approfondimento trasmesso domenica 20 luglio su Radio Roma News, che ha proposto una nuova puntata realizzata grazie alla collaborazione di Assodigit, 1Life e Nexus Edizioni. La trasmissione, guidata da Davide G. Porro, ha affrontato un tema di grande attualità: la Nato, al centro del dibattito in un momento segnato da forti tensioni geopolitiche.
"Next", Roberto Motta Sosa: "Capire quanto fattibile per alleati europei 5% per la Nato"
L'argomento delle spese militari per la Nato è stato introdotto dall'analisi sui dati di Israele che nel 2024 ha speso l'8,8% del Pil per la difesa, ma che negli ultimi vent'anni non è andato sotto il 4,4%. Per affrontare quindi alla questione Nato con Roberto Motta Sosa tra gli ospiti della puntata che ha spiegato: "Bisognerà capire quanto sarà effettivamente fattibile per gli alleati europei".
"La questione dell'adeguamento delle spese militari nella Nato - ha detto Motta Sosa - è un argomento molto vecchio per gli Stati Uniti: quello che loro chiamano la questione del 'burden sharing' ovvero del carico economico condiviso. Bisognerà però vedere quanti Paesi riusciranno a raggiungere questo 5% e anche come riusciranno a raggiungerlo. E cioè con quello che potremmo anche definire anche artifizi contabili. Da quello che mi risulta ad oggi il Paese che ha superato quello con la vecchia soglia del 2% e raggiunto 3% è la Polonia anche per motivi abbastanza comprensibili. Bisognerà quindi capire quanto sarà effettivamente fattibile per gli alleati europei".
"Aggiungo che in questo momento accanto al riarmo cosiddetto della Nato, c'è un altro riarmo parallelo cioè quello dell’Unione Europea e sono d'accordo su quello che si diceva in studio, cioè che si possono costruire tutti i carri armati, tutti gli aerei tutti i sottomarini che vogliamo, ma se non ci sono gli uomini per condurli e un po' difficile" conclude l'analista geopolitico.