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"Next", Matteo Brandi: "Propaganda bambinesca, nessuno vuol mettersi l'elmetto e andare in guerra"

"Next", Matteo Brandi: "Propaganda bambinesca, nessuno vuol mettersi l'elmetto e andare in guerra"

COPERTINA BRANDI 1

Domenica 20 luglio, Radio Roma News ha trasmesso un'altra imperdibile puntata di "Next", resa possibile grazie alla collaborazione di Assodigit, 1Life e Nexus Edizioni. L'episodio, condotto da Davide G. Porro, si è interamente concentrato sulla NATO. In un momento di elevate tensioni internazionali, la trasmissione ha offerto una piattaforma per gli ospiti per analizzare in profondità l'attuale funzione dell'Alleanza Atlantica, discutere l'assistenza militare all'Ucraina, riflettere sugli interventi pregressi e valutare le conseguenze finanziarie dell'incremento della spesa per la difesa. Un focus particolare è stato dedicato all'interrogazione sui potenziali pericoli, sulle scelte strategiche necessarie e sugli orizzonti che si prospettano.

Matteo Brandi sulle reali minacce per l'Occidente

Matteo Brandi, autore televisivo e fondatore del movimento Pro Italia, ha sollevato interrogativi sull’eventualità dell’invio di truppe NATO in Ucraina e sulla natura reale delle minacce che giustificherebbero l’aumento delle spese militari.

"Ci stanno provando in tutti i modi a renderla credibile con questa propaganda bambinesca appunto sull'uomo nero o sull'orso nero che da Oriente arriverebbe fino a bagnare i propri zoccoli del cavallo, insomma, sulle coste portoghesi" ha esordito Brandi. "Il discorso però qual è? Che il grande nemico oggi delle classi dirigenti europee si chiama Storia".

"La cosa divertente, se vogliamo, è che le stesse classi dirigenti che hanno convinto i propri popoli della fine della storia, di quanto fosse ormai passata l'idea stessa di una guerra, oggi si ritrovano a dover convincere quegli stessi popoli della necessità non solo di andare in guerra ma di farlo anche col sorriso stampato in faccia, e magicamente si rendono poi conto che solo il 12, 13, 14 per cento, poi adesso i numeri precisi non li so a memoria, ma sono numeri molto bassi, dei cittadini sono pronti a mettersi l'elmetto in testa e a partire al fronte".

"Tu puoi costruire migliaia di carri armati, di aerei, di portaerei, ma se dietro non ci sono gli uomini e non c'è una volontà collettiva di provare la tragedia della guerra e la sofferenza della guerra, tu in guerra non ci puoi andare. Piccolo inciso su quello che si diceva prima sulla Turchia perché penso che sia un parallelismo perfetto. Quella non è la politica di Erdogan, è la politica dei turchi. I turchi ragionano come una collettività, come invece i tedeschi, italiani, spagnoli e francesi hanno smesso di fare. I turchi sono nella storia, noi no".

Brandi sulla Turchia

"La politica neo-ottomana è espressione di una cultura che non ha mai smesso di essere tale. Quindi qui c'è un lavoro da fare, se vogliamo, anche psicologico, culturale, per ritornare in quella storia che è pericolosa, in una storia in cui purtroppo quelli che sono i trattati internazionali, si dice spesso, no, verba volant - scripta manent, no, a livello storico geopolitico anche scripta volant".

"L'unica cosa che rimane purtroppo è il peso del ferro e il peso della volontà politica in cui da alcune parti è egemonica, in altri invece è servile" ha aggiunto Brandi. "Quindi questo passaggio storico, e chiudo, in tutta la sua tragicità e pericolosità, io credo che ci stia aiutando a prendere atto della realtà e questo dovrebbe portarci a responsabilizzarci come popolo, come classe dirigente, perché ci aspettano anni molto duri, l'ombrello che c'è sempre stato magnificato sulla nostra testa probabilmente non c'è mai stato, o se c'è stato è sempre stato chiuso e infilato altrove. Il discorso è che davvero dobbiamo tornare ad essere adulti, perché il pericolo, quello reale, è di andare incontro al disastro".