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“Next”, Emanuele Mastrangelo: "Se vogliamo la democrazia, servono anche piazze virtuali in cui esprimersi"

“Next”, Emanuele Mastrangelo: "Se vogliamo la democrazia, servono anche piazze virtuali in cui esprimersi"

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La puntata del 13 aprile 2025 di NEXT – Sguardo al Futuro, trasmessa su Radio Roma News, ha offerto una lettura attenta dell’Europa contemporanea, tra sfide presenti e prospettive future. Realizzato in sinergia con Assodigit, 1Life e Nexus Edizioni, il programma ha messo al centro del confronto le dinamiche politiche e geopolitiche che attraversano il continente in una fase di profondo mutamento.

Tra i temi affrontati, l’equilibrio delle istituzioni democratiche nei paesi membri, le possibili interferenze esterne nei momenti elettorali e il rischio di derive autoritarie che preoccupano osservatori e cittadini. A fare da sfondo ideale alla discussione, la città di Bruxelles, simbolo delle strutture decisionali dell’Unione Europea.

NEXT: in studio Emanuele Mastrangelo

La puntata è stata guidata da Davide G. Porro, che ha dato spazio all’intervento di Emanuele Mastrangelo. Storico, saggista e redattore capo di Storia in Rete e CulturaIdentità, Mastrangelo ha sottolineato il ruolo crescente dei social network nell’influenzare le dinamiche elettorali e nel modificare il consenso politico: TikTok, come tutti gli altri social, ha un suo peso, e il peso è anche relativo alla quantità di pubblico che c'è sopra. TikTok è un social che si rivolge soprattutto ai giovani. Però questa parte di pubblico, spesso e volentieri, è minorenne e non vota, per cui è molto pretestuoso utilizzare TikTok come scusa anche per segare le gambe, come è già successo”.

Ha aggiunto Mastrangelo: “Lo abbiamo visto con Twitter, con X, negli Stati Uniti: Trump nel 2016 vinse le elezioni soprattutto grazie alla potenza dei social di allora, che erano Facebook, Twitter e altre board di discussioni, con la cosiddetta Meme War, cioè la guerra dei meme. Con la guerra dei meme, gruppi di ragazzini che disegnavano immagini satiriche contro la Clinton e contro l'establishment americano riuscirono a spezzare le gambe, letteralmente, a una corazzata mediatica che avevano i democratici. Vi ricordate? Se il pubblico, se gli elettori non fanno quello che dicono i giornalisti, dove andremo a finire? In Europa, nel '16 c'erano stati, tra l'altro, i referendum, la Brexit. Nel '17, l'exploit della Le Pen in Francia. Si arriva al panico e si inizia a parlare di quello che poi sarebbe diventato il DSA, con addirittura proposte di mettere fuori legge i meme. Cosa che, peraltro, viene fatta dal paese che è uscito dall'Europa: la Gran Bretagna, dove adesso si va in carcere per un meme”.

E ancora: “Se vogliamo la democrazia, la democrazia prevede anche, giustamente, che ci siano delle piazze, fra quelle piazze virtuali in cui esprimersi. Dopodiché, stabilire che ci sia qualcuno che può fare il gendarme e dettare la maniera in cui tu puoi esprimerti, o no, e poi esprime determinate posizioni, non è un arbitro neutrale, ma è uno dei contendenti... beh, la cosa comincia a diventare preoccupante”.