"Armarsi per riuscire a costruire la pace in Ucraina, come sentiamo dire, è una sintesi un po' giornalistica anche perché non siamo in grado di far fronte a questa eventualità. Quello che oggi c'è da garantire è la sicurezza del cittadino, perché oggi il cittadino italiano rispetto ai tempi che corrono, a quello che abbiamo visto possa succedere, non è difeso, non è protetto". Così Leonardo Tricarico, generale già capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, commenta l'attuale situazione geopolitica e le iniziative che Nato e Ue stanno adottando per imprimere una svolta alla guerra in Ucraina.
Tricarico a "Next" sulla leva obbligatoria
Se ne è parlato nel corso di "Next", il talk show di approfondimento andato in onda domenica 20 luglio su Radio Roma News: questa puntata, come le precedenti, è stata realizzata con il contributo di Assodigit, 1Life e Nexus Edizioni. Condotta da Davide G. Porro, la discussione è stata interamente dedicata alla NATO, dato il contesto di forti tensioni internazionali. Gli ospiti del programma hanno analizzato a fondo il ruolo attuale dell'Alleanza Atlantica, l'invio di armi e truppe in Ucraina, ripercorrendo la memoria degli interventi passati e le conseguenze economiche dell'aumento della spesa militare. Si sono inoltre interrogati sui rischi, sulle scelte politiche e sugli scenari futuri che si profilano.
In collegamento con lo studio il generale Leonardo Tricarico ha parlato dell'eventualità di reintrodurre la leva obbligatoria.
"Questo armarci per garantire la pace insomma è una maniera un po' giornalistica, se vogliamo dire, per definire invece una condizione che è di tutt'altra natura" ha spiegato Tricarico. "Quello che oggi c'è da garantire è la sicurezza del cittadino, perché oggi il cittadino italiano rispetto ai tempi che corrono, a quello che abbiamo visto possa succedere, non è difeso, non è protetto".
Tricarico ha ricordato che si tratta di un dovere stabilito dalla Costituzione, con l'articolo 52. "Oggi noi siamo dimensionati per far fronte a quelli che sono stati gli scenari degli ultimi trent'anni, cioè a partecipare a missioni nel mondo, le più disparate, che vanno da quelle di mantenimento della pace a quelle belliche vere e proprie, però in segmenti molto molto ristretti. Gli scenari evidentemente non sono più questi e quindi ci dobbiamo preparare, ma non mettendo i soldi prima e poi vedendo cosa dobbiamo fare".
"Questo forse è il percorso più censurabile di chi oggi parla di queste cose, perché oggi bisogna rimettersi a pensare a come le nuove variabili introdotte, che non sono soltanto quelle delle guerre, ma di nuovi domini come quello cibernetico, come quello spaziale, vedere tutte queste variabili come possono influire sulla sicurezza di un paese e di un'alleanza e come lì si possa porre rimedio. Quindi si vuole uno sforzo di pensiero prima di tutto e poi da lì discenderanno anche i mezzi con cui possiamo dare concretezza a questo disegno che è tutto ancora da scrivere".