Esibirsi in live non è mai semplice, soprattutto agli inizi di una carriera artistica. E’ un mix di emozioni alle volte crude, alle volte entusiasmanti, ma sempre significative e indimenticabili. Nei piccoli pub, con pochi volti attenti e le luci che sfiorano il viso, la paura assale, cosi come al contrario, anche il senso di libertà assoluta. Con il tempo, raggiungendo palchi più grandi, il pubblico che esplode porta ad esperienze totalmente differenti, ma quella adrenalina, quella fame e voglia di conquistare, restano intatte, esattamente come la prima volta.
E’ ciò che è accaduto ad Alessia e Marco, degli Ocean Länd, il duo che da anni porta in scena il giusto mix tra rock e poesia performativa. “[…] Sicuramente il palco - esordisce Alessia - è il cuore del nostro lavoro, nasce tutto lì, avviene tutto lì e non possiamo fare a meno del palco, anche quando non c’è, fisicamente, un palco […] il palco si affronta, è un problema ‘serio’. Sembra in realtà qualcosa di bellissimo da fuori: è bello salire sul palco, è bello mettersi in mostra, ma solo apparentemente. Io l’ho sempre amato, aldilà della musica, dell’esibirmi come cantante, ho sempre amato stare al centro dell’attenzione, che la gente mi guardasse. Ho sempre amato il fatto che la gente avesse un occhio di riguardo, che avessi in qualche modo il compito di far ascoltare, di immobilizzare le persone […] quindi l’ho sempre vissuta come un banco di prova, qualcosa che mi chiamava per essere migliore, anche se ho avuto dei momenti in cui mi terrorizzava […]”.
C’è un momento importante, un momento di passaggio in cui si prende consapevolezza, si realizza che il palco è un elemento travolgente, tramite il quale le persone che guardano o ascoltano, si aspettano da te un qualcosa: emozioni, catarsi, profondità, non puoi deluderle.
Lo stesso Marco, racconta quando una volta, di fonte a loro, c’era il vuoto. “E’ stato al debutto a Firenze. Era andata molto bene nel Lazio e allora pensavamo, credevamo che anche Firenze sarebbe stato così. E invece, al primo live fiorentino, il 20 marzo, c’erano soltanto cinque persone, che sono anche arrivate dopo”. Il proprietario del teatro, come specificato dagli Ocean Länd, chiese loro di andare via ma “dieci minuti dopo - continua Marco - mentre stavamo sbaraccando, sono arrivate cinque persone […]” e lì, in quell’istante si è realizzata un’altra tra le esperienze più importanti e formative per un artista: esibirsi senza se e senza ma, esibirsi di fronte a poche persone, esibirsi per conquistare quelle persone.
Non è detto che il silenzio o il vuoto capiti una volta sola, ma serve soprattutto come scuola.
Il brano “Hot Ratz” è il risultato di tutto questo. Di esperienze, di emozioni, di paure, di incertezze ed aspettative. Ma anche di una passione, di un amore incondizionato e di un’adrenalina che resta intatta, nonostante il pubblico esploda.