Il confronto sulla Movida romana torna rovente. In diretta su Radio Roma News, i comitati di Trastevere (Simonetta Marcellini) e Viale Ippocrate (Giovanni Aliquo) hanno contestato le modifiche al regolamento per la somministrazione firmate da Casini (Italia Viva) e sostenute in Campidoglio anche da PD e Demos. La bozza – in esame nei municipi – allarga i "criteri di qualità" per l’apertura dei locali, sostituendo storiche soglie minime con una griglia di micro-requisiti (prese per ricarica, Wi-Fi non gratuito, perfino il defibrillatore senza menzione esplicita della formazione obbligatoria del personale).
Per i comitati il segnale è chiaro: un allentamento che rischia di amplificare criticità già esplosive in aree "zone sature" del primo municipio e del secondo municipio. Tra i punti più discussi, lo stralcio del parametro dei parcheggi (storicamente valutato) e il declassamento dell’insonorizzazione. Marcellini è netta: "D'accordo su tutta la linea" con la critica e, di fronte al ridimensionamento della sicurezza, sbotta: "No, ma di che cosa stiamo parlando?". Sulle nuove liberalizzazioni mascherate da qualità, aggiunge: "ma dove vivi? Io mi domando, dove vivi?".
Aliquo, già prefetto, riporta il dibattito sui binari giuridici: non è vero che non si possa governare la presenza dei locali; la normativa consente zonizzazione e controlli proporzionati alle esigenze dei quartieri. Il punto, per i comitati, è l’inerzia di lungo periodo: "Questo non è frutto di un problema di ordine pubblico, questo è indotto da scelte di una cattiva politica". La fotografia notturna delle strade – bicchieri sulle auto, bottiglie rotte, fuochi d’artificio nei vicoli – lo testimonia. E quando si discute di micro-locali iper-affollati, Marcellini taglia corto: "Ormai è improponibile avere un locale di 20 metri quadrati e produrre su strada una cosa che è come una discoteca".
Nel merito, i comitati chiedono tre cose: 1) applicazione rigorosa delle regole già vigenti ("Applichiamo le leggi vigenti prima di modificarle."); 2) rimodulazione dei criteri di qualità con pesi veri per insonorizzazione, gestione flussi e igiene urbana; 3) un sistema di zonizzazione capace di differenziare centro storico e periferie, evitando ricette uniformi. Dove mancano presidi culturali e servizi, sostengono, è giusto incentivare l’animazione; nelle aree già sature, serve frenare l’effetto "discoteca diffusa" su suolo pubblico.
Non solo residenti: anche una parte della filiera è stanca del far west. In diretta arriva il messaggio del segretario della Federazione Italiana Barman: "il mondo regolamenta tutto, noi siamo al far west". Segno che la qualità, quando è reale, conviene anche agli operatori seri: meno concorrenza sleale, più investimenti strutturali (acustica, sicurezza, formazione). Sul defibrillatore, utile ma inutile senza corsi certificati, Aliquo nota l’assenza del vincolo di addestramento in una filiera con alto turnover del personale.
Prossime mosse: chiarire i pesi dei criteri, riportare il tema parcheggi e l’insonorizzazione tra gli snodi centrali, definire un perimetro stringente per le "zone sature". E, soprattutto, rafforzare i controlli serali integrati con Polizia Locale e Guardia di Finanza, colpendo abusi e micro-illegalità correlate. La movida non è il nemico – concludono i comitati – ma va governata con dati, trasparenza e responsabilità, non con alchimie regolamentari che diluiscono la qualità.