La Procura di Roma accelera sensibilmente per fare piena luce sul tragico decesso di Erika Squillace, la ventisettenne di Mentana scomparsa lo scorso agosto ad Alessandria d’Egitto in circostanze ancora parzialmente oscure. I magistrati hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo, ipotizzando gravi omissioni e tragici errori nelle cure ricevute dalla giovane durante il soggiorno. Al centro dell’inchiesta figurano le presunte iniezioni di un farmaco chemioterapico che, secondo l’esposto presentato dai familiari, sarebbero state somministrate in ambito domestico da personale privo delle necessarie qualifiche mediche. Questa circostanza avrebbe innescato una violenta intossicazione, aggravata poi da un fatale ritardo nel richiedere i soccorsi ospedalieri. Gli inquirenti stanno analizzando con attenzione anche la posizione del marito della vittima, accusato dai genitori di aver ostacolato il tempestivo ricovero della ragazza. Intanto, la salma è stata riesumata e trasferita presso il Policlinico Gemelli per approfonditi esami autoptici e tossicologici volti a individuare le sostanze letali. È stato inoltre acquisito il cellulare della vittima per ricostruire minuziosamente le ultime comunicazioni e i messaggi scambiati prima del decesso. Si tratta di un’inchiesta estremamente delicata che punta a chiarire ogni singolo passaggio di una vicenda che ha scosso profondamente l'opinione pubblica laziale.