“Anche io, giovane studente impegnato sul piano sociale e politico, 50 anni fa realizzai una radio locale” ha detto il Sen. Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy al RadioTv Forum 2026, il convegno annuale di Aeranti-Corallo svoltosi oggi, 9 luglio, nella Sala Orlando del Palazzo Confcommercio. Se tutti amiamo la radio (come anche la tv) “perché arriva dalla gente” – come ricorda una celebre canzone – allora la festa è di tutti.
Cinquant'anni di storie, di voci libere e di informazione al servizio dei territori. Il RadioTv Forum 2026, è stato confronto istituzionale sul futuro del settore, ma anche celebrazione di un anniversario storico: il mezzo secolo dalla sentenza della Corte Costituzionale che nel 1976 pose fine al monopolio statale e diede inizio ad una rivoluzione democratica.
Il forum, inaugurato dalla relazione annuale del coordinatore Marco Rossignoli alla presenza del Ministro Adolfo Urso e del Sottosegretario Alberto Barachini, ha tracciato le linee guida per le grandi sfide tecnologiche del settore: dalla difesa della banda FM allo sviluppo del DAB+, fino al passaggio definitivo al digitale terrestre DVB-T2 per la televisione.
All'evento hanno partecipato: l'Avv. Marco Rossignoli, Coordinatore Aeranti-Corallo e Presidente Aeranti; il Dott. Franco Mugerli, Componente dell’esecutivo Aeranti-Corallo e Presidente Associazione Corallo; il Sen. Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy; il Sen. Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, la Dott.ssa Laura Aria, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; l'Avv. Fulvio Scarpino, Vicepresidente del Coordinamento nazionale dei Co.Re.Com.; il Dott. Antonio Martusciello, Presidente di Audiradio, il Dott. Paolo Lugiato, Direttore generale di Auditel, il Dott. Matteo Naccari, Segretario generale aggiunto della FNSI.

La dichiarazione del ministro Urso
“Le radio e le televisioni locali rappresentano un presidio fondamentale di pluralismo, informazione e coesione. Sono la voce dei territori, delle comunità e delle identità locali. L’esperienza della pandemia ci ha insegnato l’importanza di questo presidio, soprattutto quando erano in corso campagne di disinformazione, dall’estero e non solo. Oggi questo ruolo è ancora più importante, in un’economia digitale che rende sempre più difficile distinguere il vero dal falso. A riconoscimento di questo ruolo, abbiamo presentato oggi un francobollo celebrativo per il 50° anniversario delle radio e tv locali. Per il settore, come Ministero delle Imprese e del Made in Italy, abbiamo concluso il percorso di assegnazione dei diritti d’uso per la radio DAB+, completando una riforma molto attesa. Abbiamo inoltre ottenuto una revisione della pianificazione delle frequenze. Oggi il sistema può contare su 3 reti nazionali e 78 reti locali, affidate a 42 società consortili che coinvolgono oltre 1.000 fornitori di contenuti. Per completare il passaggio al DVB-T2, di cui monitoriamo il progressivo avanzamento tramite la Fondazione Ugo Bordoni, abbiamo previsto una nuova misura di sostegno che destina 30 milioni di euro all’acquisto di decoder di nuova generazione. All’interno del disegno annuale sulla concorrenza - il quarto dall’inizio della Legislatura - interverremo sull’incremento del numero di televisioni comunitarie che accedono ai contributi, introducendo un limite al numero di marchi per i quali uno stesso soggetto può richiedere il contributo e l’obbligo di un periodo minimo di attività prima dell’accesso ai benefici, così da garantire l’effettiva continuità dell’attività editoriale.” È quanto ha ribadito il ministro Urso oggi al Forum RadioTv di Aeranti-Corallo.
Un francobollo tondo dedicato al “50° anniversario delle radio e tv locali”
La giornata si è aperta con un importante riconoscimento istituzionale. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha presentato la bozza del francobollo commemorativo dedicato al “50° anniversario delle radio e tv locali”, che sarà emesso ufficialmente il prossimo 28 luglio. La data non è casuale: il 28 luglio 1976 la Corte Costituzionale, con la storica sentenza n. 202, pose fine al monopolio statale, liberalizzando l'emittenza privata locale.

"La realizzazione di questo francobollo assume un forte valore simbolico, rappresentando un prestigioso riconoscimento istituzionale per l’intero comparto", ha dichiarato con soddisfazione l'avvocato Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo.
Inserito nella serie tematica “Le Eccellenze del patrimonio culturale italiano” e curato da Claudia Giusto (Centro Filatelico dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato), il francobollo avrà una singolare forma rotonda. La vignetta mostrerà un’antenna che irradia onde elettromagnetiche sormontata dal numero 50, simbolo di mezzo secolo di storia legata al territorio.
Verso il futuro
Accanto alle celebrazioni, la Relazione annuale di Marco Rossignoli (coordinatore Aeranti-Corallo e presidente Aeranti) ha subito scalato i temi caldi dell'attualità politica e tecnologica. Rossignoli ha lanciato un appello per l'urgenza di completare il passaggio al DVB-T2, lo standard televisivo di nuova generazione necessario per garantire alle tv locali una capacità trasmissiva adeguata alla trasmissione in alta definizione (HD).
Tra i punti chiave della relazione:
- HbbTV e Prominence: L'integrazione tra digitale terrestre e servizi interattivi via internet (HbbTV) e la garanzia di visibilità (prominence) sui telecomandi e sulle schermate delle Smart TV sono ritenute cruciali per difendere il pluralismo.
- Il futuro della Radio: Se la modulazione di frequenza (FM) resta insostituibile per capillarità, lo sviluppo del digitale (DAB+) deve permettere lo "splittaggio" locale delle reti, utile a diffondere l'informazione del territorio e ad attirare pubblicità locale. Cruciale anche garantire la presenza dei canali radio nei sistemi nativi delle auto connesse.
- Sostegno economico e lavoro: Richiesta la stabilizzazione dei contributi pubblici (DPR 146/2017) e incentivi tecnologici. Sul fronte occupazionale, Rossignoli ha ricordato i duemila giornalisti impiegati nel settore, auspicando che il rinnovo del CCNL (in scadenza a fine anno) avvenga con spirito costruttivo, bilanciando i diritti dei lavoratori e la sostenibilità delle imprese.

"I veri social network dell'epoca"
A riavvolgere il nastro della memoria ci ha pensato Franco Mugerli, membro del Comitato esecutivo Aeranti-Corallo e presidente dell’Associazione Corallo. Mugerli ha ripercorso quella che ha definito una "straordinaria avventura", nata a metà degli anni '70 come fenomeno di rottura e diventata un modello unico al mondo.
"Le prime emittenti sono state i veri 'social' dell'epoca", ha ricordato Mugerli. "Spazi di partecipazione dove il microfono sostituiva il volantino e i cittadini diventavano protagonisti". Nessuna nostalgia, però: l'intervento ha rimarcato la forte resilienza di un settore che ha dimostrato una straordinaria capacità di evolversi e integrarsi con le nuove piattaforme digitali, senza mai recidere il legame con le proprie radici e con il territorio. In conclusione, è stata riaffermata la responsabilità sociale delle emittenti locali come presidio fondamentale del pluralismo. “Nonostante siano trascorsi cinquant’anni – ha dichiarato Mugerli -, la nostra presenza è ancora capace di portare un contributo originale e intende continuare ad avere una funzione importante nella comunicazione del nostro Paese”.
Le sfide per le radio tv locali
Sul tavolo, le sfide cruciali della modernità: dalla garanzia di trovare i canali locali sui moderni telecomandi, all’espansione della radio digitale DAB+; dalla copertura delle reti fino al passaggio definitivo alla tecnologia televisiva DVB-T2. Una transizione digitale è necessaria per continuare a garantire qualità e capillarità, ma il futuro tecnologico dei nostri schermi deve convivere con la memoria storica di un Paese che vede profondamente intrecciati il lavoro degli operatori del comparto e le istituzioni.
“Il sistema radiotelevisivo territoriale serve a raccontare l’Italia nelle sue diversità. È la base della piramide dell’informazione del Paese. Ancora di più in un periodo in cui i sistemi di innovazione e di intelligenza artificiale rischiano di modificare la percezione dei cittadini e di manipolare la distribuzione dei contenuti. L’accesso all’informazione è un tema democratico. La nostra partita si gioca sul tavolo europeo della compartecipazione alla produzione di contenuti che possa avere ricadute economiche positive sui sistemi editoriali nazionali. Oggi il sostegno pubblico all’informazione è fondamentale e la collaborazione tra Governo e professionisti del settore costituisce un valore aggiunto per realizzare misure efficaci e adeguate sia a livello nazionale che internazionale.” lo ha detto Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria.

Il premio a Radio Roma
La giornata si è conclusa con una sorpresa per chi ha superato il mezzo secolo di attività e continua a raccontare, ogni giorno, con la stessa passione delle prime storiche trasmissioni: un premio per il lavoro e l'impegno verso gli ascoltatori e i telespettatori e tra queste, anche Radio Roma.

“Il 28 luglio di cinquant’anni fa veniva infatti depositata la storica sentenza numero 202 della Corte Costituzionale – dice il direttore Radio Roma News, Claudio Micalizio -. Una decisione destinata a rappresentare uno spartiacque […]. Tra il 1975 e il 1976 in tutta Italia si erano accesi trasmettitori, spesso artigianali, che davano voce ad altrettante emittenti nelle grandi città e nei piccoli centri, in appartamenti, soffitte, scantinati, sedi improvvisate. Molte di queste radio “pirata” avrebbero avuto vita brevissima, altre sarebbero diventate imprese solide, alcune avrebbero posto le basi dei futuri network nazionali. Quasi tutte, però, parteciparono consapevolmente o inconsapevolmente a un fenomeno che oggi possiamo leggere per ciò che realmente fu: una rivoluzione. Uso questa parola senza particolare enfasi e senza alcuna nostalgia per una presunta età dell’oro. Quella stagione ebbe ovviamente anche improvvisazione, conflitti, sovrapposizioni di frequenze, fragilità imprenditoriali, zone grigie e inevitabili contraddizioni. Ma proprio per questo fu un fenomeno autentico, nato dal basso e cresciuto con una velocità che le istituzioni non seppero, o forse non poterono, comprendere immediatamente e fino in fondo. A me pare che l’epopea delle radio libere rappresenti uno dei casi più interessanti della storia repubblicana italiana: prima cambiò la realtà, poi cambiarono le regole”.








