La libertà di pensiero, di parola, di espressione, non è solo un diritto, ma è soprattutto un pilastro utile per la salute mentale. Esprimere ciò che si pensa, in modo autentico ma rispettoso, contribuisce a costruire un’identità solida e relazioni sane.
Eppure, non sempre è facile. Il contesto familiare e culturale può condizionare la nostra apertura al confronto? Porsi in maniera aggressiva è una forma di difesa?
La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, afferma che: “La libertà ha un ruolo fondamentale per la salute mentale di ognuno di noi, sia individuale che collettiva. E’ importantissima e deriva da una consapevolezza interiore, nel guardare la realtà e nel conoscere bene se stessi. Perchè questo permette poi di avere un’identità, di essere autentici, di avere dei rapporti sani, genuini, veri con il prossimo, di dare - anche - un’informazione libera su quello che accade nella società […] e di denunciare cose che non ci stanno bene, degli abusi o qualunque cosa che possa ledere la nostra vita quotidiana”.
Ma come possiamo esprimerci liberamente senza scivolare nella mancanza di rispetto verso l’altro? Il segreto, secondo Veltri, è nella qualità dello scambio.
Moderare la comunicazione, rivolgersi all’altro premettendo che si rispetta la propria opinione, ma che non si condivide, ed è un lavoro che deve essere fatto in primis dentro di sé…deve essere uno scambio libero e che arricchisce. Non un attacco perché una delle due parti deve avere ragione.
Comunicare in modo autentico non significa “vincere” un confronto, ma creare un dialogo arricchente, dove entrambe le parti si ascoltano. Il rispetto nasce dal riconoscere che la verità dell’altro ha dignità, anche quando non coincide con la nostra. È un esercizio di umiltà e maturità emotiva.
La psicoterapeuta sostiene che dovremmo sentirci “liberi di dire ciò che desideriamo e - accettare - l’altro nella diversità, perchè per essere liberi, bisogna accettare che l’altro è diverso da noi, questo è molto importante. […] Il punto è questo: quando una persona dice ‘io sono sincera con te, ti dico tutto quello che penso’ […] in realtà non - significa necessariamente che sia una persona - amica. Perchè un’amica, una persona rispettosa, è empatica. Dice la verità, ma -comunica - in maniera tale da non ledere l’altro e questo - è un modo in cui l’altro può crescere e mettersi in discussione […]”.
Quanto influisce il contesto familiare e sociale?
La radice di molti comportamenti, spiega Veltri, affonda nell’ambiente in cui cresciamo. La famiglia, in particolare, gioca un ruolo chiave nello sviluppo della nostra capacità di dialogare e accettare la complessità del mondo.
Influisce ”Tantissimo - continua la dottoressa - perchè se noi siamo cresciuti in una famiglia aperta, dove si dialoga, dove si accetta la diversità, dove ci si confronta, dove si hanno critiche costruttive, è ovvio che fuori, avrò un atteggiamento malleabile; se io invece sono cresciuta in un ambiente dove è tutto rigido, dove tutto è bianco o nero, dove ‘questo è giusto e questo è sbagliato’, senza nessuna sfumatura e alternativa, è ovvio che non solo guarderò o solo bianco o solo nero, ma sarò anche frustrato […] e poi non si sanno gestire le emozioni; qui nasce l’aggressività, la cattiveria….[…]”.
Un atteggiamento chiuso, aggressivo e negativo, nasconde un meccanismo di difesa?
“Si - sostiene Veltri - […] è un meccanismo di difesa che si può attuare o con la negazione (io nego qualunque cosa dica l’altro e non lascio spazio alla libertà) e questa negazione serve a me per far rimanere saldi i miei principi, che non possono essere scombussolati da qualcosa che è diverso.
L’aggressività invece, nasconde la paura, come la rabbia nasconde il dolore, quindi quando vedo una persona che dice cose diverse dalle mie, mi spavento e divento aggressiva”- conclude.
La negazione e l’aggressività sono difese emotive primitive: tentativi disperati di proteggere un’identità fragile. Accettare il punto di vista dell’altro, infatti, mette in discussione le nostre certezze più profonde. E se non siamo pronti a sostenerne il peso emotivo, reagiamo attaccando o chiudendoci.
In definitiva, la riflessione che necessaria è profonda e disarmante anche nella sua semplicità:
La domanda che dovremmo porci è “Cos’è che non mi rende libero?”
I nostri pensieri, le ferite del passato, la paura del giudizio, le convinzioni che ci hanno inculcato, tutto può diventare una gabbia invisibile. Solo guardando dentro noi stessi, con coraggio e sincerità, possiamo iniziare a riconoscere quei meccanismi che ci tolgono il respiro, e passo dopo passo riconquistare la libertà, quella vera.