Ottantadue anni dopo il rastrellamento del Ghetto, Roma si ferma a ricordare, con emozione e responsabilità, una delle pagine più buie della sua storia. Nella cerimonia commemorativa, il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha pronunciato parole di forte preoccupazione per il ritorno di un antisemitismo “virulento, violento e selvaggio” che si manifesta sempre più spesso nella vita pubblica e sui social. “Tutto il lavoro fatto in ottant’anni per educare alla memoria – ha detto – sembra non aver dato i risultati sperati in una parte della società”.
Davanti alla lapide che ricorda le vittime del rastrellamento del 16 ottobre 1943, sono state deposte le corone dello Stato d’Israele, del Comune di Roma, della Regione Lazio e della Comunità ebraica. Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Roberto Gualtieri, il rabbino capo Riccardo Di Segni, il presidente dell’Associazione Deportati Andrea Di Veroli e rappresentanti delle istituzioni italiane e israeliane. Gualtieri ha ricordato “la crudeltà di un crimine pianificato contro cittadini innocenti solo perché ebrei” e ha invitato a difendere la memoria come “barriera contro l’odio e l’indifferenza”.