Arresti domiciliari per il leader del Popolo della Famiglia e giornalista Mario Adinolfi. Fermato dalla Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Roma, le accuse a suo carico sono di truffa ed evasione fiscale. I domiciliari sono scattati all'alba. Per la Procura di Roma, la notorietà pubblica e l'immagine di paladino dei valori tradizionali di Mario Adinolfi sarebbero servite a conquistare la fiducia di chi poi è finito in un vero e proprio un miraggio finanziario. La notizia è stata anticipata da La Repubblica e secondo quanto ricostruisce il quotidiano, per la procura di Roma, "il presunto sistema avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro”; altri 400 mila euro sarebbero invece il frutto dell'evasione fiscale contestata dagli investigatori".
Mario Adinolfi e la "Scommessa Collettiva", ma non solo
Le indagini - condotte dai militari dell'Aliquota della Sezione di polizia giudiziari della Guardia di Finanza e del Nucleo di Polizia Economico -, sono partite a seguito di una serie di denunce e querele presentate da soggetti che hanno affidato all'indagato somme di denaro nella convinzione di partecipare a un "Betting Group", denominato "Scommessa Collettiva", ideato e promosso attraverso i social: un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive.
L’attività riscuoteva l’adesione di un numero elevato di clienti, i quali contavano sull'affidabilità nella figura dell'ideatore proponente, ma soprattutto nei suoi principi morali. A pesare sulla decisione dei domiciliari c'è anche il pericolo di inquinamento probatorio. Secondo il Tribunale, l'indagato avrebbe potuto avvicinare i truffati per spingerli a ritrattare; tra loro, infatti, figurano soggetti particolarmente vulnerabili, sia per condizioni di salute sia per motivi finanziari.
"Le persone aderenti hanno riferito di aver affidato le proprie disponibilità economiche ad Adinolfi - confidando nella restituzione del capitale e nella corresponsione di una remunerazione periodica, secondo quanto prospettato dal medesimo Adinolfi - contando sulla affidabilità del soggetto in relazione alla sua notorietà pubblica, avendo egli in passato svolto attività politica a livello nazionale, nonché operato come giornalista, e fondato associazioni e partiti di tipo politico orientati al sostegno della famiglia, nonché diffuso mediaticamente le sue idee di soggetto fortemente religioso ed ancorato a principi morali tradizionali".
La Giudice per le indagini preliminari di Roma Giulia Arcieri, nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico del giornalista, scrive che "è concreto il rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto". È emerso, infatti, come “dopo una condotta protratta nel tempo lungo molti anni (15-20) con riferimento all'iniziativa 'Scommessa Collettiva', di recente Adinolfi abbia creato l'ulteriore iniziativa 'Cristo Regna' ed abbia raccolto già oltre 3.000 euro”. Secondo la gip, la pericolosità sociale di Adinolfi e delle sue azioni sta nella sistematicità della condotta.
Una vita al limite quella di Mario Adinolfi, quindi, che solo una settimana fa era in piazza insieme all’influencer Simone Carabella “contro l’invasione islamica”, che faceva il giro dei minimarket per scovare la mafia bengalese e Shahadat Hossein, killer della strage di Casalotti, e che era noto – come afferma la giudice - "come esperto giocatore di poker”.



