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Luigi Tenco: il racconto dell’anima (VIDEO)

Luigi Tenco: il racconto dell’anima (VIDEO)

Luigi Tenco

Il personaggio del giorno: Luigi Tenco

Cantautore, poeta, polistrumentista e compositore, Luigi Tenco nacque a Casine, Alessandria, il 21 marzo del 1938. Da alcuni dei più importanti critici, è ritenuto assieme a Fabrizio De Andre, Gino Paoli e Umberto Bindi, uno dei colossi della musica italiana.

Trascorse la sua infanzia con mamma Teresa e papà Giuseppe, a Maranzana e Ricaldone, oltre che nel suo paese di nascita. Dopo le scuole medie, iniziò dapprima a frequentare il Liceo Classico Andrea Doria, poi si trasferì al Galileo Galilei, Liceo Scientifico, dove conseguì il diploma di maturità da privatista. La madre, nutriva da sempre, grandi aspettative nei confronti di Luigi: decise infatti di immergerlo nel mondo della musica, portandolo a lezione di pianoforte. Ben presto però si accorse che quella non solo fu per lui un’attitudine naturale, ma una inaspettata passione.

Musica: quell’inaspettata passione

Dopo il colpo di fulmine con il pianoforte, da autodidatta imparò a che a suonare il clarinetto, il sassofono e la chitarra. Nonostante questa evidente predisposizione all’arte, si iscrisse alla facoltà di ingegneria elettrotecnica. Dopo il primo esame, fallì due volte a quello di geometria analitica e proiettiva, ai tempi tenuto dal matematico Eugenio Giuseppe Togliatti. Per due anni non sostenne più nessun esame, fino a quando decise di cambiare totalmente facoltà e scelse Scienze politiche.

Neanche questo sembrava essere il suo destino: dopo un paio di esami, abbandonò definitivamente l’università per dedicarsi alla musica. Durante le scuole superiori però, aveva già debuttato come membro di un gruppo musicale, i Jelly Roll Boys Jazz Band, dove suonava il clarinetto. Successivamente come sassofonista del Modern Jazz Group, che vedeva fra i componenti anche un giovanissimo Fabrizio De Andre.

Fu chiamato anche da Marcello Minerbi nel Trio Garibaldi. Qui ebbe l’opportunità di scrivere la sua prima canzone, sigla di apertura dell’orchestra. Nel 1958, si costituì il gruppo I Diavoli del Rock, con Gino Paoli alla chitarra. Trasferitosi poco dopo a Milano, riuscì finalmente ad ottenere il primo contratto discografico: con gli pseudonimi di Gigi Mai, Dick Ventuno e Gordon Cliff, si fece notare sempre di più per il suo talento, la sua eleganza, la sua voce romantica. Non volle mai apparire con il suo vero nome, chiedendolo costantemente a chiunque si trovasse di fronte. A quei tempi era studente di scienze politiche e iscritto al Partito Socialista Italiano e non voleva subire danni d’immagine.

Tenco verrà poi schedato nella lista nera del SIFAR, come accadde per molti artisti dell’epoca.

Mi sono innamorato di Te…nco

La sua carriera fu ricca di esperienze tra Contest, tournée e anche spazi cinematografici con il film La Cuccagna di Luciano Salce. Nel 1962 uscì anche il suo primo trentatré giri con uno dei suoi più grandi successi: Mi sono innamorato di te. Oltre questo si ricorda anche Angela e Cara maestra, non ammessa però all’ascolto dalla Commissione per la censura e fu allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni.

Nel 1967, si presentò al Festival di Sanremo con Ciao amore ciao. Secondo lo stesso De Andre, andò controvoglia alla Kermesse. Questa canzone aveva un testo diverso e un titolo altrettanto. Decise di modificare le parole originali di tono antimilitarista per non incorrere nella censura. Il brano non venne apprezzato molto dalle giurie e non fu così ammesso alla serata finale, classificandosi al dodicesimo posto. Pare che a quel punto, Tenco, sia stato preso dal totale sconforto. Proprio prima di salire sul palco, il cantautore disse, secondo Anselmi, all’allora conduttore del Festival Mike Bongiorno: “Questa è l’ultima volta” e lui rispose “L’ultima volta che canti un brano Fox…”.

Fu quello il giorno in cui iniziò a pensare di dedicarsi solo alla carriera di compositore. Secondo la ricostruzione dei giornalisti Ragone e Guarneri, Luigi Tenco si recò nella sua stanza del Savoy Hotel fece due telefonate, la prima a Ennio Melis, capo della RCA a cui non ricevette risposta e la seconda a Valeria, sua presunta compagna dell’epoca a cui parlò dei progetti futuri.

La scomparsa di un poeta incompreso

La chiamata sarebbe terminata all’una di notte del 27 gennaio. Un’ora dopo Lucio Dalla e Dalida (presumibilmente) ritrovarono il corpo di Tenco senza vita. Valeria rivelerò che in quella chiamata, Luigi affermò di voler denunciare in conferenza stampa, alcune scommesse clandestine sui risultati del festival, facendo anche nomi e cognomi.

Il corpo riportava un foro di proiettile alla testa. Aveva solo ventotto anni.