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Logo - in: l’importanza dell’espressività verbale - con Annalisa Peruzzi (VIDEO)

Logo - in: l’importanza dell’espressività verbale - con Annalisa Peruzzi (VIDEO)

Espressività verbale

In un mondo in cui i processi di comunicazione si espandono sempre di più, integrando numerose forme di linguaggio, l’espressività verbale, si colloca al centro di tutto, rimanendo imponentemente una componente dalla quale non si può prescindere. La corretta pronuncia, la modulazione vocale, l’intonazione e la respirazione, sono elementi essenziali, coinvolgendo anche la capacità di trasmettere emozioni e significati profondi.

La dottoressa Annalisa Peruzzi, logopedista e LogoArtista, afferma che: “Noi siamo la nostra voce. Il nostro modo di parlare siamo noi e quindi grazie alla voce e all’espressività verbale, mettiamo in atto noi stessi. In definitiva l’espressività verbale siamo noi […] - un insieme di - modi di concepire la nostra nostra realtà a livello di ritmo, di pensieri, di prosodia - il ritmo con cui parliamo. […] Noi parliamo per quello che sentiamo dentro: se noi siamo felici, abbiamo un’espressività verbale ovviamente che corrisponde alle nostre sensazioni interne. Se siamo tristi, altrettanto. E’ tutto direttamente proporzionale a quello che noi sentiamo. C’è poi però tutto uno studio, su chi ho davanti, sul famoso target a cui ci rivolgiamo[…]“

L’espressività verbale, pertanto, oltre ad essere un insieme di elementi che ci rappresentano, che dicono di noi, cambia in base all’interlocutore, a chi ho di fronte. Molto spesso, come riportato dalla dottoressa, ci ricordiamo di un particolare dell’eloquio di una persona o di un insegnante, ad esempio. Probabilmente quel dettaglio, potrebbe essere sintomo di un discorso efficace o al contrario, di un discorso noioso, incomprensibile. Ciò che esprimiamo e come lo esprimiamo, influisce di gran lunga sulla comprensione e sulla percezione dell’altro. “Ci sono - continua - delle persone illuminate, che sanno tantissime cose, ma che a livello di espressività verbale, sono carenti”. Ciò sta a significare che la conoscenza, prescinde dalla capacità di espressione verbale.

Parole, parole, parole: tra pause ed insicurezze

Peruzzi spiega inoltre, che quelle che comunemente vengono interpretate come “pause” all’interno di un discorso, in realtà non sono tali. Si tratta di “allungamenti”, che tendiamo ad utilizzare per prendere il tempo necessario a riorganizzare le nostre idee. “Questo denota una certa insicurezza, ma dipende sempre da quanto è frequente. Sono vere e proprie interruzioni che non fanno bene all’efficacia comunicazionale. E’ molto importante capire perchè sto adottando quel tipo di strategia per poi andare a toglierla. Una volta ogni tanto, non è un problema” - conclude.

Si può parlare velocemente e al contempo essere chiari?

Tutto è possibile. Ma con la giusta tecnica. Anche in questo caso infatti ci sono situazioni differenti e indipendenti. “Io posso essere velocissima e posso essere al contempo molto chiara, perchè articolo bene ed utilizzo comunque delle pause, che servono sempre - al contrario - ci sarebbe un problema che si chiama ‘Tachilalia’, ovvero quando noi parliamo talmente veloce che non ci facciamo capire. C’è una fusione di parole, c’è una inintelligibilità, che non ci permette di essere compresi” - afferma.

Anche ansia e nervosismo possono incidere sulla nostra espressività verbale. Un esempio potrebbe proprio essere quello di un esame. Se siamo in ansia, potremmo parlare troppo velocemente o anche troppo lentamente. In entrambi i casi, non saremmo per nulla efficaci. Altrettanto influente e rappresentativa della nostra persona è l’intonazione. “Un esercizio che si può fare seduta stante - spiega la logopedista - è quello di adattarci al suono dell’ambiente. Quindi appena entriamo in una stanza, facciamo questo esercizio mentale e ovviamente fisico acustico: andiamo a sentire, producendo tre parole o delle frasi, il ritorno acustico dell’ambiente, per poi adattarci”. L’adattamento deve sia avvenire nei confronti dell’interlocutore che dell’ambiente.

E…la memoria?

Cicerone, come ricorda la dottoressa, metteva in atto i cosiddetti ‘Loci’, una tecnica importante per fare della memoria il pilastro esemplare di un discorso. “Se noi ricordiamo, se abbiamo il filo del discorso, non andremo mai in affanno e avremo una espressività verbale efficace e più carismatica” - conclude.