L’ipocrisia…
Luigi Pirandello, riteneva che ogni individuo indossasse una "maschera" per conformarsi alle aspettative della società o per adattarsi ai diversi ruoli sociali. Questa maschera risultava essere non una scelta personale, ma un'imposizione del contesto sociale e delle relazioni. Scriveva infatti: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”.
La dottoressa Danyla De Vincentiis, parent coach, prendendo spunto da questa nota citazione, ha portato all’attenzione il tema dell’ ipocrisia, caldo e quotidiano, vissuto soprattutto da alcuni durante le festività natalizie. “Spesso e volentieri - esordisce la dottoressa - durante le feste siamo pieni di ipocrisia. Nel senso che, proprio per evitare determinati tipi di situazioni che ci sono strette, arriviamo alle feste ‘mascherando’ quelli che sono tutti i nostri risentimenti, i nostri dolori, le nostre emozioni e sperando che questi giorni possano passare più velocemente possibile […] le domande che dovremmo porci davvero, sono ‘come mi sono sentito durante queste feste?’ E ‘fino a che punto siamo disposti a fingere, per far andare bene le feste?’”
Ipocrisia: cos’è che ci frena?
Stando alle parole della parent coach, noi siamo perfettamente consapevoli di cosa ci ha fatto/cosa ci fa stare male e chi è quel qualcuno, con cui abbiamo un conto in sospeso all’interno della famiglia. “In base a come stiamo noi - continua - rivedendo quella persona, chiediamoci se non ha senso durante l’anno, e quindi prima di arrivare alle prossime feste, di non affrontare degli argomenti che ci fanno male. Il ‘chi me lo fa fare’ parte proprio da li: se io vedendo questa persona, sto male, non riesco a vivermi bene le mie feste, mi sento a disagio o ancor di più, non vedo l’ora che finisca il tempo insieme, probabilmente questa persona mi sta facendo del male e io glielo sto permettendo[…]”.
In queste situazioni, che come ognuno di noi sa, dovrebbero essere particolarmente felici e serene, dimostrano tutt’altro. Ciò che emerge di più infatti è l’estrema fatica che si prova a vivere insieme in situazioni di disagio. L’energia impiegata letteralmente a sopportare quello che pensiamo o viviamo dell’altro e non a godere del momento. “Non è vero che il tempo aggiusta le cose - precisa - il tempo ci aiuta a metabolizzarle, ma se noi abbiamo subito un torto, crediamo che l’altra persona ci sta facendo del male, non è che passando gli anni, passerà anche questo. Inoltre ogni volta che io rivedrò o starò insieme a questa persona, sentirò di nuovo quelle emozioni negative dentro di me”.
Come comportarsi di fronte a tali situazioni?
La dottoressa precisa quanto sia necessario partire dal punto 0. “Il punto 0 in questo caso, è questo Natale. Come sono stato durante le feste? Che cosa mi ha creato situazioni piacevoli e che cosa invece mi ha creato disagio? In che cosa non mi sono sentito capito? In cosa non mi sono ritrovato? Partiamo da ciò che io ho sentito e a quel punto, se quello che ho vissuto riguarda l’azione con altre persone, in base ai propri tempi, ma senza aspettare il Natale successivo, cercate di trovare un modo per vivere meglio con questa persona, per chiarire, per risolvere o per trovare un punto di incontro. Il tempo è nostro, decidiamo noi quando, ma se non stiamo bene o a nostro agio con noi stessi e con questa persona, prima o poi dobbiamo riaffrontarli, perchè va a nostro discapito”.