La lettura, immersa nel profondo mare dei 'reel' sui social, della messaggistica istantanea e delle infinite note vocali, sembrerebbe in alcuni casi, essere relegata a un ruolo marginale, quasi 'vintage', come direbbero alcuni.
Eppure i libri continuano ad esercitare un certo fascino, a volte silenzioso, altre volte estremamente potente. Il profumo dell'inchiostro su carta, le pagine ruvide al tatto, le storie avvincenti di un supereroe che ognuno di noi porta per sempre con se. La lettura aiuta a formare il pensiero, ad affinare lo spirito critico, ad aprire lo sguardo verso il mondo e ad arricchire il linguaggio. Si dice inoltre, che leggere tanto, insegni anche a scrivere bene, con maggiore chiarezza e precisione.
Ma si tratta davvero di una relazione automatica o è solo un luogo comune tramandato nel tempo?
Antonio Amoruso, scrittore, autore di romanzi e testi teatrali, afferma che: "[...] per scrivere in maniera quantomeno decente, devi sicuramente leggere. Consideriamo che [...] in fondo la lettura è una necessità, quindi il lettore necessariamente deve esercitarsi e leggere, perchè altrimenti non si allontana da una condizione di ignoranza [...]; leggere è una necessità, scrivere non è una necessità, scrivere è un desiderio perchè è la voglia che ha una persona, di poter condividere idee, pensieri, esperienze, con altre persone. Ovviamente per farlo ha bisogno di uno strumento che è quello della scrittura e per scrivere deve necessariamente, leggere. [...] non è sufficiente leggere, perchè non è solo una questione di lettura, ma devi conoscere determinate regole, ti devi interrogare in maniera molto critica sulle cose [...]".
Quando si può dire di scrivere sul serio?
Scrivere, oggi, sembra essere alla portata di tutti: chat, didascalie per foto ricordo, blog e post: basta una tastiera e ciò che vogliamo comunicare è pronto in pochi minuti. Questo però, non equivale di certo a 'saper scrivere'.
"[...] quando penso alla scrittura - continua Amoruso - penso al romanzo, penso al libro; non penso ad altre forme di scrittura che sono il blog, alla scrittura di tipo giornalistico [...]". Nei romanzi, come specificato dall'autore, c'è un forte desiderio di comunicazione. Ma anche qui c'è da specificare: "Io comunico, tu comunichi, il politico comunica attraverso i suoi comizi e quella forma di comunicazione è di tipo verbale, orale. La comunicazione scritta è diversa ed è più ad ampio raggio nello spazio [...] e nel tempo. Nello spazio perchè tu appunto pubblichi (un libro); nel tempo perchè quella pubblicazione rimane scritta [...]".
Lo spirito guida di uno scrittore...
C'è da dire poi, che la scrittura, non è mai un percorso univoco: ogni autore si muove tra obiettivi personali, esigenze di mercato o sperimentazioni creative. Alcuni, dedicandosi ad un unico genere, arrivano quasi a dominarlo; altri si lasciano guidare dalla voglia di sperimentare. Ma cosa determina davvero le scelte di un autore?
"[...] lo scrittore può scrivere sempre nella stessa direzione oppure spaziare attraverso diversi generi o anche attraverso diverse tecniche. Lo scrittore può essere poeta, commediografo; può essere tutto o può essere una sola cosa. Ci sono alcune considerazioni da fare: la prima importate riguarda la casa editrice. Una casa editrice che vede uno scrittore avere successo, poi si aspetta che un secondo libro di quello scrittore sia nella stessa direzione. Agatha Christie che ti fa 'Assassinio sull'Orient Express' dopo non ci si aspetta che si presenti con 'Il Rosso e il Nero'. Perchè la casa editrice, non vuole sorprendere il lettore, è riuscita ad aprire una breccia in una certa direzione, ha difficoltà poi ad aprirsi su altre direzioni. Un secondo motivo invece riguarda proprio la voglia dello scrittore di migliorarsi in quella direzione. Ci sono altri scrittori che hanno spaziato, lo fanno e lo faranno sicuramente [...]".
Scrittura e linguaggio: un finale... aperto!
Il passaggio dalla carta stampata al digitale ha cambiato letteralmente il modo in cui leggiamo e scriviamo, ma non ha intaccato il cuore della scrittura: il linguaggio. Anche senza pagine fisiche, le parole continuano a costruire mondi, emozioni e pensieri. La vera domanda però è: cosa ci riserverà a questo punto il futuro?
"Io immagino - conclude Amoruso - un futuro nel quale non ci sia più il linguaggio: ci sia la capacità di trasmettere l'idea che si vuole comunicare con delle onde, che non hanno la necessità di passare attraverso un linguaggio [...]".