Libertà di stampa, un diritto (troppo spesso) dimenticato: i dati di RSF
Ospite in collegamento: Cinzia Giorgio, direttrice di "Pink Magazine Italia"Il 3 maggio di ogni anno ricorre la Giornata mondiale della libertà di stampa: una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1993. L'obiettivo dichiarato era promuovere l’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione, e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e frontiera”.
Il quadro internazionale e il premio UNESCO
Nel segno della tutela dell’informazione, l’UNESCO assegna ogni anno, dal 1997, il “Guillermo Cano World Press Freedom Prize” a persone e organizzazioni che difendono la libertà di stampa nelle aree più a rischio. Il riconoscimento porta il nome di Guillermo Cano Isaza, giornalista colombiano ucciso nel 1986 a Bogotà per le sue inchieste: un simbolo internazionale dell’impegno contro le intimidazioni ai media.
Italia e libertà di stampa: i dati 2024
Nell’ultimo rapporto di Reporter Senza Frontiere, l’Italia scende dal 41esimo al 46esimo posto. Nel capitolo dedicato al nostro Paese si legge: "La libertà di stampa in Italia continua ad essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, soprattutto nel sud del Paese, nonché da vari piccoli gruppi estremisti violenti. I giornalisti denunciano anche i tentativi da parte dei politici di ostacolare la loro libertà di coprire i casi giudiziari attraverso una “legge bavaglio”, oltre alle procedure Slapp che sono una pratica comune in Italia".
Secondo Ossigeno per l’informazione sono 30 i giornalisti uccisi in Italia mentre svolgevano il proprio lavoro; dal 2006 a oggi risultano oltre 1500 le minacce di morte registrate su tutto il territorio nazionale.
Memoria e impegno
Tra le storie che ricordano il costo della verità, spiccano Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme al cameraman Miran Hrovatin mentre indagava su traffici di armi e rifiuti nel Corno d’Africa, e Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese legata alle inchieste “Panama Papers”, assassinata il 16 ottobre 2017. Poche ore prima aveva scritto: “Ci sono corrotti ovunque si guardi, la situazione è disperata”.
Questi fatti ribadiscono quanto sia essenziale proteggere la libertà di stampa e garantire che il lavoro dei cronisti, anche nell’ecosistema digitale, possa svolgersi senza minacce e censure.