Roma, da sempre culla di arte, cultura e storia, oggi diviene anche locomotiva dello stivale per la nascita di nuove aziende.
Il Lazio si rivela la prima regione italiana per crescita imprenditoriale e a confermarlo è il report del primo trimestre 2025 di Movimprese realizzato da Unioncamere e Infocamere. La regione, seguita da Sicilia e Lombardia ha raggiunto un tasso di crescita dello 0,49 per cento, registrando così 2920 imprese in più rispetto alle cessazioni. Tra le province Roma ottiene il miglior saldo a livello nazionale con 2500 neonate attività.
I dati segnano una ripresa importante, la migliore degli ultimi due anni nello stesso periodo estivo. Come detto dall’assessora regionale allo Sviluppo Economico Roberta Angelilli, si vuole sostenere la competitività delle piccole e medie imprese attraverso l’innovazione. Per questo la regione ha attivato bandi per 350milioni di euro, destinati a digitalizzazione, attrazione investimenti, internazionalizzazione e accesso al credito.
La ripresa significativa si scontra ad ogni modo con 3.817 chiusure imprenditorialì, un numero si inferiore rispetto alle 6737 nuove attività, ma questo non basta ad oscurare il problema.
Edoardo Maria Lofoco, presidente Unimpresa Lazio ha infatti affermato che: “Per ogni impresa che apre, c’è un’altra che chiude. Oltre 3.800 cessazioni, ci ricordano che i problemi restano. Costi insostenibili, burocrazia che frena, credito difficile e competenze digitali ancora troppo scarse. Molti imprenditori chiudono in silenzio ed è una sconfitta per tutti. Per aiutare davvero chi investe noi di Unimpresa Lazio, abbiamo puntato su tre azioni concrete: affiancamento sui bandi, accesso al credito e formazione. Funzionano, i numeri lo dimostrano, ma non basta. Ci sono ancora troppe attività schiacciate dai costi e dalle regole. Nessuno deve essere lasciato indietro e la crescita non è uguale ovunque.
Roma corre, altre province sono costrette a combattere due volte: contro il mercato e con un contesto che offre meno infrastrutture, meno servizi e meno opportunità. C’è però un motore che oggi trascina Roma: l’ospitalità e la ristorazione che generano lavoro, turismo, ricchezza. Fanno vivere i quartieri e sostengono intere filiere produttive. E’ un patrimonio economico da proteggere, non da ostacolare. Per sostenere davvero chi investe servono cinque scelte semplici e coraggiose. Semplificare le regole, meno carte e più lavoro. Finanziare la crescita con credito rapido, accelerare autorizzazioni e cantieri, formare nuove competenze per innovare e liberare energie economiche con meno tasse e più investimenti. Lo stato non può essere il freno, deve essere la spinta. Le imprese non chiedono privilegi ma chiedono di poter lavorare. Quando cresce l’impresa cresce tutto il territorio. L’impresa è libertà e noi la difendiamo”.