L’arte terapia riveste un ruolo fondamentale nei percorsi di crescita e benessere emotivo. I suoni, le forme, il ritmo, rappresentano canali espressivi alternativi alla comunicazione verbale, per giungere a emozioni profonde, rielaborazione di vissuti complessi e una grande consapevolezza.
Il mistero della musica
Pare che Sigmund Freud, al termine della sua vita, abbia in più occasioni confidato ai suoi intimi: “Due cose non ho capito nella mia vita: la musica e ‘il desiderio della donna’”.
Cristina Leonarda Barbuti Lonquich, musicista, performer, art counselor, arteterapeuta e formatrice, ha affermato a tal proposito: “Beh io sono una donna ed una musicista, quindi sono la personificazione del problema freudiano […] la musica è sicuramente un linguaggio che sfugge e allo stesso tempo, arriva in zone della nostra percezione, della nostra elaborazione del reale, cioè della nostra esperienza esistenziale dove non arriva nessun altro linguaggio […].
La musica viene processata in una zona del cervello che non è quella del linguaggio, ma è una zona più interna al cervello. Viene processata emozionalmente; interessante forse sapere che, quella è la zona più antica del cervello, quindi noi siamo soprattutto emozione. […] che cosa c'è di più misterioso del riflettere e riflettersi e rifletterci del campo emozionale? Naturalmente Freud ha detto ‘la musica rimane un mistero’ ed è giusto che rimanga un mistero […]”.
Proprio perchè la musica è processata nel campo emozionale del cervello, diviene a tutti gli effetti uno strumento potentissimo tale da influenzare la nostra essenza.
“Noi - continua Barbuti - siamo capaci, attraverso gli impulsi musicali di raggiungere zone dell'esperienza umana così tanto profonde che il linguaggio non riuscirà mai, il linguaggio semplice non riuscirà mai a fare, perché il linguaggio di per sé tradisce”.
La musica, i linguaggi artistici ed il silenzio
Anche il silenzio, alle volte, sembra essere un elemento ricco di suoni, un elemento estremamente rumoroso e potente; un elemento rivelatore.
“La musica - aggiunge l’arte terapeuta - è fatta, come qualsiasi altro linguaggio […] di diversi componenti; la musica è fatta di silenzi, di articolazione del silenzio, di fraseggio, è fatta di ritmo, è fatta di agogiga, cioè lentezza e velocità; è fatta di dinamica cioè di pianissimi e di fortissimi, e soprattutto è fatta di melodia ed armonia.
Io con i miei interventi di implantologia cocleare, ho perso l'armonia e la melodia, ma ho intatto tutta l'altra articolazione dello svolgimento musicale, quindi la qualità, la durata, lo spessore del silenzio, il ritmo in qualsiasi sua forma, la progressione, la lentezza, velocità, la progressione da pianissimo a superfortissimo. Quindi io lavoro attraverso la musica, usando certi fattori che sono componenti della musica non usando naturalmente né l'armonia né la melodia, che però devo dire non sono neanche più importanti perché che cosa sarebbe una melodia senza l'interpunzione ritmica? […]”.
Altri linguaggi: la performance e la frequentazione della scena
Nel mondo della performance, come affermato da Barbuti: ”Il palcoscenico è una zona della vita particolare, sensibilissima. Il palcoscenico è lastra di ghiaccio, carbone ardente, la dove tutto diventa super sensibile. Quando si è performer, si conosce quello stato che viene chiamato anche ‘flow’, cioè è uno stato di semi-ipnosi ipervigile, che nasce dall'aumento di adrenalina […] che è l'andare in scena e che pone il nostro livello di attenzione ad un livello più alto del normale; il nostro livello di concentrazione è un livello più alto, la nostra temperatura emozionale si alza. Allora riuscire ad elaborare in modo virtuoso di narrazione, quella alterazione di temperatura organica che avviene nel momento in cui attraversiamo la soglia tra il fuori scena e la scena, ci permette una conoscenza di noi stessi e una narrazione della nostra esperienza, che è assolutamente privilegiata: una cosa particolarissima”.

