Nell’ultima puntata del programma "A Viso Scoperto", condotto da Matteo Demicheli, si è parlato dei misteri e delle più recenti evidenze scientifiche riguardanti la Sacra Sindone. Ospite d'eccezione il Professor Giulio Fanti, già docente dell'Università di Padova, esperto in misurazioni meccaniche e termiche, ex collaboratore di missioni spaziali e tra i massimi esperti mondiali di sindonologia.
Le nuove scoperte sulla Sindone: la radioattività selettiva
Il Professor Fanti ha illustrato le ultime scoperte emerse dall'analisi di micro-campioni di tessuto. Tra i dati più sorprendenti spicca la presenza di una radioattività selettiva. L'irraggiamento da neutroni avrebbe trasformato l'azoto contenuto nelle fibre di lino in carbonio-14 aggiuntivo.
Questo fenomeno spiega il motivo per cui il famoso test al carbonio-14 condotto nel 1988 indicò un'origine medievale del telo: il risultato non era errato nelle misurazioni di laboratorio, ma non teneva conto dell'alterazione chimico-fisica causata dalla forte emissione di neutroni. Ricalcolando l'eccesso di carbonio-14, la datazione del tessuto si sposta indietro di oltre mille anni.
I test meccanici, ottici e i raggi X: la datazione al I secolo d.C.
Per superare i limiti delle analisi precedenti, Fanti ha ideato e realizzato presso l'Ateneo di Padova un macchinario di precisione per misurare le proprietà meccaniche delle singole micro-fibre di lino. Confrontando la resistenza delle fibre sindoniche con una scala di campioni tessili antichi di età certa, la Sindone è risultata databile al I secolo d.C.
Tale datazione è stata confermata da ulteriori analisi chimiche (spettroscopia Raman e FT-IR) e dagli studi di diffrazione a raggi X condotti dall'Istituto di Cristallografia di Bari guidato dal Professor De Caro, che ha valutato il grado di depolimerizzazione della cellulosa trovando perfetta corrispondenza con i lini provenienti dal sito di Masada (60 d.C. circa).
La prova numismatica bizantina
Anche la numismatica offre indizi fondamentali: nel 692 d.C., sotto l'imperatore Giustiniano II, fu coniata la prima moneta bizantina raffigurante il volto di Cristo. Fanti ha evidenziato come l'incisore dell'epoca abbia riprodotto piccolissimi dettagli caratteristici dell'immagine sindonica — come la marcata asimmetria della capigliatura — dimostrando che il telo fosse visibile e venerato ben prima dell'epoca medievale.

Il parallelismo con il Sacro Fuoco di Gerusalemme
Nel congedarsi, il professore ha accennato alla particolare natura dell'immagine impressa sul telo, priva di pigmenti e confinata in uno strato estremamente superficiale. Riportando i suoi studi condotti a Gerusalemme sulla cerimonia del Sacro Fuoco, Fanti ha ipotizzato che l'impronta possa essersi generata a causa di un fenomeno energetico assimilabile a una scarica elettrica o a un'emissione luminosa, capace di ingiallire superficialmente il lino senza bruciarlo, proprio come osservato sperimentalmente con la fiamma "fredda" del Fuoco Santo.
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