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La mente aperta: quando il successo degli altri ci mette in crisi - con Angela Veltri (VIDEO)

La mente aperta: quando il successo degli altri ci mette in crisi - con Angela Veltri (VIDEO)

QUANDO IL SUCCESSO DEGLI ALTRI CI METTE IN CRISI

Crisi interiore. Disagio sottile e spesso inconfessato. In alcuni casi, di fronte al successo o alla crescita di una persona cara, la nostra reazione non è sempre compiaciuta. Allo stesso tempo, non ha sempre a che vedere con l'invidia. La crisi ed il disagio, sono spesso connessi al momento in cui dobbiamo necessariamente fare i conti con noi stessi e forse, con una insoddisfazione inconsapevole.

Un passaggio molto delicato e difficile, ma anche un’occasione preziosa per capire chi siamo e in che direzione stiamo andando.

La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, sottolinea che, quando la nostra reazione di fronte ad un successo altrui, che si parli di un familiare, un amico o un compagno di vita, si rivela tutt'altro che compiaciuta, non è detto che abbia per oggetto la tanto citata invidia. Perchè allora, può metterci in crisi? "[...] Quando si è sullo stesso livello - dichiara la dottoressa - si hanno - le cosiddette - sicurezze, quindi 'quella persona è fatta così', l'altra è fatta in un certo modo e si crea di conseguenza una stabilità all'interno della relazione.

Quando, invece, ad un tratto la persona evolve [...], cresce professionalmente, fa un determinato percorso, si crea apparentemente un dislivello. Il problema non è il successo o la crescita professionale dell'altro, ma è ciò che va a scaturire dentro le altre persone a livello interiore, a livello di emotività. Quindi noi dobbiamo considerare che le relazioni sono un sistema. In questo sistema, quando cambia un componente, il sistema si destabilizza e ha bisogno di tempo per tornare all'equilibrio iniziale".

Perchè per sentirci sereni, a volte abbiamo bisogno che gli altri restino “allo stesso livello”, invece di interrogarci sul nostro percorso personale?

Tutto sta nella capacità di mettersi in discussione. Mettersi in discussione come affermato dalla Veltri, significa riconoscere di avere dentro di se dei limiti che ci negano la possibilità di dirci 'se mi impegno, posso farcela anche io'. "Questo passaggio è molto difficile - aggiunge - perché bisognerebbe scardinare tutto ciò che è stato detto dentro di noi, ciò che ci hanno detto. Noi dobbiamo ricordare anche una cosa importante a livello emotivo: quando si crea questo divario, dove prima c'era un legame [...] oltre l'ansia [...] anche il senso di abbandono, perché se una persona ha successo e io sono ancora in basso, ho paura che la persona mi abbandoni; 'ha successo e quindi andrà altrove'".

Il peso delle etichette: la fuga dall’esame di coscienza

"Io definirei l'etichetta un giudizio che si dà all'altro. In generale si dice 'quella persona si è montata', 'quella persona ha le arie'; insomma, si cerca di farla scendere dallo scalino, da dove è arrivata con tanto sacrificio. Giustificazioni. Questo serve però, a riportarla a livello, in modo tale da riagganciare questa relazione. Questi sono meccanismi, inconsapevoli, e quindi una persona non se ne accorge, non lo fa per cattiveria, lo fa per poter riavere in qualche modo quella persona con cui aveva, non so, un legame emotivo [...].

Lo strumento più potente è il consueto ma mai banale 'Guardarsi dentro'.
"[...] Guardarsi dentro e dialogare con se stessi, cioè mettersi in discussione. Ora, ripeto, la messa in discussione non è una cosa semplice perché va a scardinare praticamente tutte le sicurezze interne che noi abbiamo e nel momento in cui noi scardiniamo queste sicurezze poi ci troviamo disorientati, quindi non è una cosa semplice.

Quello che si può fare è mettere alcune distanze. Ad esempio, quando si creano queste situazioni vuol dire che c'è un rapporto di dipendenza del sé. Quindi siamo sullo stesso livello e quindi andiamo d'accordo.

Quando c'è un dislivello si crea un confine. Quando c'è un confine c'è una distanza, la distanza porta all'indipendenza, l'indipendenza interiore. E nell'indipendenza interiore noi andiamo a trovare quali sono le nostre risorse per riuscire, che cosa possiamo fare di diverso".