Infortuni sul lavoro e malattie professionali: numeri in aumento a Roma e Lazio
Ospite in collegamento: Cristian Belloro, coordinatore salute e sicurezza Cgil di Roma e LazioSolo due giorni fa la drammatica notizia della prima morte sul posto di lavoro in questo 2026: martedì 13 gennaio, Erri Talone, ha perso la vita schiacciato da un trasformatore di 50 quintali. L'uomo, 41 anni, stava lavorando in una zona industriale nel territorio di Colleferro: stava effettuando degli spostamenti con il muletto quando è stato travolto dal macchinario. A poche ore di distanza l'ultimo report dell’Ufficio di Statistica di Roma Capitale che conferma la nostra regione maglia nera per infortuni sul lavoro e malattie professionali.
In sostanza, soprattutto a Roma, i lavoratori si ammalano con più frequenza e hanno percentuali più alte rispetto alla media per quanto riguarda gli infortuni. Qualche numero: nel 2024 le denunce di malattie professionali a Roma sono state 2211; rispetto all'anno precedente sono aumentate del 17,2%. Una crescita ancora più impressionante dal 2010 al 2024, con un incremento del 157%.
Sempre meno investimenti nella formazione
I numeri sono legati principalmente alla mancanza di formazione: personale e lavoratori sono formati poco e male: "Questi dati, nel confermare come sulla nuova occupazione non s’investa sulla formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, evidenziano la necessità di agire con urgenza per evitare che le persone più anziane siano esposte ai lavori più gravosi, intensi e pericolosi" sottolinea la Cgil.
Insomma, saranno anche aumentati i posti di lavoro come evidenzia l'Istat, ma i lavoratori sono poco preparati e in molti casi non hanno contezza del rischio. Questo soprattutto per i lavoratori del settore edile.
Tra le malattie professionali aumentano quelle del sistema nervoso
Interessante notare, poi, come siano aumentate negli anni le malattie legate al sistema nervoso: stress, burnout, disturbi dei nervi, delle radici nervose e dei plessi nervosi. La maggiore incidenza si registra qui tra le donne.
"Questo perché siamo costretti a ritmi frenetici, a scadenze urgenti - sottolinea Cristian Belloro -, la maggior parte delle lavoratrici e lavoratori va in burnout con ricadute devastanti. Gli effetti si vedono sulla quotidianità, sulle relazioni e anche sul nostro sistema sanitario".


