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"Il vecchio terribile", il corto di Jacopo Marchini che scava nell'animo umano - VIDEO

"Il vecchio terribile", il corto di Jacopo Marchini che scava nell'animo umano - VIDEO

IL VECCHIO TERRIBILE

"Il vecchio terribile", il corto di Jacopo Marchini che scava nell'animo umano

Ospite in collegamento: Jacopo Marchini, regista

La profondità dell'animo umano, le verità non dette, le fragilità e le tensioni interiori: c'è tutto questo nell'ultima fatica cinematografica di Jacopo Marchini, Il vecchio terribile, progetto realizzato con il sostegno di Siae e Ministero della Cultura e nell’ambito del programma “Per chi crea”. L'anteprima del cortometraggio mystery/thriller è prevista per il 23 febbraio al Cinema Caravaggio di Roma.

Prodotto da Movi Production, fondata daMartina Borzillo e dallo stesso Marchini, Il vecchio terribile vede nel cast Marco Bullitta (protagonista della serie Netflix Il mostro di Stefano Sollima), Carolina Gonnelli, Tommaso Tampelloni, Ermanno De Biagi e Sofia Buttini, con la straordinaria partecipazione di Franco Nero.

La trama de Il vecchio terribile

Tre ladri in fuga, un destino e un vecchio apparentemente indifeso: tutto parte da una notte che si trasforma in incubo, quando la curiosità e l’avidità portano i protagonisti faccia a faccia con un orrore che non appartiene a questo mondo.

Su questa base si muove Il vecchio terribile, le cui riprese si sono appena concluse tra Roma, Monterotondo e Fiumicino. L'opera è la rielaborazione dell’omonimo racconto del maestro dell’horror Howard Phillips Lovecraft, portato in una nuova dimensione narrativa con un’interpretazione moderna e visivamente innovativa. E così ritroviamo le atmosfere tipicamente inquietanti e oscure del Solitario di Providence e il look estetico di David Fincher.

Marchini: "Il terrore nasce dall'incomprensibile"

Con Il vecchio terribile voglio raccontare l’orrore non come un evento improvviso e spettacolare, ma come qualcosa che striscia sotto la superficie, invisibile ma costante, che si insinua lentamente nella psiche dei personaggi e dello spettatore, immortale, incomprensibile fino in fondo. Per me il vero terrore nasce infatti dall’incomprensibile, da ciò che non si può afferrare né spiegare, ma solo percepire" ha spiegato Jacopo Marchini.

"Lo stile visivo è rigoroso. Ho scelto di eliminare ogni forma di casualità o isteria nella macchina da presa: niente camera a mano, nessun movimento convulso. Tutto è pensato per trasmettere l’idea che quello che vediamo è inevitabile, come se fosse già scritto” ha concluso il regista.