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Il tradimento in tribunale: miti, prove e conseguenze legali della fine di un matrimonio - con Eleonora Zito (VIDEO)

Il tradimento in tribunale: miti, prove e conseguenze legali della fine di un matrimonio - con Eleonora Zito (VIDEO)

zito

Il tradimento, soprattutto all’interno di un matrimonio, evoca molto spesso, battaglie legali, risarcimenti consistenti e revoche immediate di ogni sostegno economico. Nell’immaginario collettivo infatti, chi tradisce ‘paga sempre’.

La realtà giudiziaria italiana però, è molto più complessa e sfumata rispetto ai classici cliché cinematografici. Cosa succede davvero quando un matrimonio arriva al capolinea a seguito di un tradimento? Il tradimento, comporta automaticamente l’addebito della separazione o, per la legge, è necessario dimostrare qualcosa in più?

L’Avvocato Eleonora Zito, specializzata in criminologia e psicologia forense, chiarisce che: “non comporta in automatico l’addebito. Ossia, nel diritto italiano, l'infedeltà coniugale costituisce più l'azione dell'obbligo di fedeltà previsto dall'Art.143; però è importante ai fini della dimostrazione, quindi all'ottenimento dell’addebito che viene richiesto, il nesso causale tra la condotta e la crisi matrimoniale. Questo è il punto decisivo. Il tradimento deve essere stata la causa della rottura del matrimonio, non una conseguenza di crisi già esistente. Tante volte magari ci si trova di fronte a degli assistiti che ovviamente pensano che l’addebito sia automatico nel momento in cui si fa una separazione. ‘Sono stata tradita, quindi ho diritto’. Non è così, perché bisogna dimostrare.

La Corte di Cassazione ha appunto sollecitato questo principio. La rottura quando è avvenuta? Il tradimento è causa della crisi?[…] Bisogna dimostrare che prima c'era un'unione coniugale ben solida e che dal tradimento si è arrivati poi alla rottura del matrimonio. Il nesso causale è la parte fondamentale”.

Il mito del mantenimento: chi tradisce perde sempre l'assegno?

Un altro luogo comune, riguarda poi il legame diretto tra infedeltà e sanzione economica. Si tende a pensare che il coniuge infedele sia condannato in ogni caso a versare somme elevate o, viceversa, che perda qualsiasi diritto a prescindere dal suo stato patrimoniale. Anche in questo caso, la legge opera una netta distinzione basata sulle condizioni di partenza.

Bisogna valutare - continua Zito - se la persona ha il diritto al mantenimento. Se avesse avuto il diritto al mantenimento, al momento in cui si valuta la causa e c'è appunto il principio dell'addebito, allora la persona perde l'assegno di mantenimento. Ma se non ci sono i presupposti per riconoscere l'assegno di mantenimento, la persona non perde nulla, quindi non può essere neanche tolto nulla. […] Se parliamo di un coniuge debole, che sostanzialmente fa domanda per il mantenimento, però gli viene attribuita la colpa, la responsabilità, l'addebito, allora non ha diritto neanche all'assegno […].

[…] Se la persona ha diritto all'assegno di mantenimento, ma non viene riconosciuto l'addebito per i motivi che abbiamo detto prima, perché non si riesce a dimostrare il nesso causale, gli viene riconosciuto l'assegno. Ma se eventualmente la persona che ne fa richiesta, però gli viene attribuito l'addebito e quindi riesce a dimostrare la controparte che c'è, il nesso causale, ovviamente perde l'assegno di mantenimento, non ne ha diritto, perché è stata colpa del coniuge e l'interruzione del rapporto”.

Risarcimento del danno: quando l'infedeltà comporta una lesione dei diritti civili

Oltre alle questioni strettamente legate alla separazione, si parla spesso anche della possibilità di ottenere un risarcimento dei danni morali o psicologici subiti a causa del comportamento del proprio partner. La fine di un amore genera sempre sofferenza, ma per la giustizia il ‘cuore spezzato’ non è sufficiente per emettere una condanna al risarcimento.

Stando alle parole dell’Avvocato, “per chiedere il risarcimento del danno, la parte - lesa (ndr) - deve provare che dal tradimento ne deriva una conseguenza psicologica, morale, fisica, nel senso che uno può stare male anche fisicamente per una serie di fattori psicologici e di interruzione della relazione, quindi tutto questo deve essere dimostrato.

Nel momento in cui viene dimostrato, la persona ha il diritto al risarcimento. Il risarcimento però, non è automatico, quindi possiamo richiederlo, ma come? Nella fase di separazione, lo possiamo chiedere dimostrando, portando i referti, portando le testimonianze dell'infedeltà che ha cagionato la rottura, ma anche ha leso l'aspetto morale e psicologico della persona. […] immaginiamo di avere (ndr) delle testimonianze: amici, conoscenti […] che la controparte si intratteneva delle relazioni pubblicamente. Allora, tutto questo se dimostra che la persona è stata male, quindi a livello di dignità, a livello morale, a livello fisico, ha comportato uno stato di depressione o quant'altro, a quel punto scatta una richiesta, può formulare una richiesta di risarcimento, ripeto non è automatico, quindi bisogna chiederlo o in fase di separazione oppure in maniera autonoma”.

La caccia alle prove: tra il diritto a difendersi e il muro della privacy

Nessun processo può essere vinto senza prove, e nel diritto di famiglia la parola ‘prova’ assume una rilevanza quasi magica. Tuttavia, la disperazione o la rabbia possono spingere a commettere errori fatali: non tutte le prove raccolte sono infatti ammissibili davanti a un giudice. Il rischio è che una prova decisiva venga scartata perché ottenuta illegalmente.

Le prove - aggiunge ancora Zito - devono essere lecite, pertinenti e attendibili. Quindi sostanzialmente, se noi violiamo la privacy del coniuge, andiamo a prendere a sua insaputa i messaggi dal suo cellulare, questo non ci viene permesso perché ufficialmente stiamo facendo una violazione e la prova non può essere lecita […]. Cosa possiamo utilizzare in alternativa (ndr)? Testimonianze, queste vengono molto usate, quindi parliamo di amici, parenti, vicini poi abbiamo anche eventuali messaggi in maniera diretta, quindi non violando la privacy della nostra controparte; […] possiamo estrarre oppure chiedere l'acquisizione delle prove durante il giudizio, perché il cellulare rintraccia tutto, registra tutto, anche se si cancellano alcune cose, con perizie forensi, possiamo riuscire a reperire e quindi chiedere al giudice l'acquisizione del cellulare.

Un metodo molto usato quando noi non abbiamo la possibilità di prendere le prove che ci occorrono in maniera lecita, perché giustamente avere un sospetto, avere visto, di sfuggita un messaggio non ci può portare a presenziare di fronte al giudice e dire abbiamo queste fotografie, ‘ma come sono state acquisite’? Quindi è importante quando ci sono questi problemi chiedere poi in fase di giudizio l'acquisizione e prendere e riprendere tutti i messaggi che sono stati cancellati con dei sistemi informatici particolari si può ottenere tutto lo storico del telefono […]”.

Affrontare la fine di un matrimonio, segnato dal tradimento, richiede lucidità e il superamento dei miti popolari. La legge italiana non si muove sull'onda dell'emotività o della vendetta, ma persegue una costante ricerca di equilibrio e di equità tra le parti. Anche di fronte alla ferita profonda di un'infedeltà, i diritti fondamentali della persona, compresa la privacy della controparte, vanno rispettati. “Dobbiamo sempre raggiungere un equilibrio nell'ambito giudiziario - conclude Zito - quindi dimostrare il tutto però con equilibrio, senza eccedere e violare ulteriori diritti anche in capo alla controparte, altrimenti non ci viene concesso nulla (ndr)”.