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Il peso delle aspettative: quando la cura di sé diventa un’ossessione invisibile - con Angela Veltri (VIDEO)

Il peso delle aspettative: quando la cura di sé diventa un’ossessione invisibile - con Angela Veltri (VIDEO)

cibo

Oggi, il rapporto con il cibo e la costante ricerca di una forma corporea perfetta, diventano temi indiscussi, centrali, all’interno del dibattito sul benessere psicologico. Viviamo infatti in un’epoca in cui il proprio corpo, rappresenta non solo un ‘involucro’ biologico, ma si trasforma in alcuni casi in un progetto da esibire, un bigliettino da visita e, troppo spesso, in un tribunale capace di giudicare i nostri valori.

Per comprendere a fondo questo fenomeno però, è necessario scavarne le radici. Parliamo sempre di ‘oggi’, della contemporaneità, come massimo terreno fertile di numerosi disagi. Forse a causa dei social media. In realtà questi ultimi, si rivelano amplificatori di un fenomeno che come affermato da esperti, esiste da sempre.

Corpi sotto pressione: società, estetica e radici

La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, sottolinea due elementi fondamentali: il primo di natura sociale, secondo cui il messaggio che viene trasmesso è che avere un determinato aspetto, equivale alla bellezza, al successo ai valori. Il secondo, non meno importante è che “chi tende ad avere un controllo ossessivo del peso - specifica - in realtà, nasconde delle grandi fragilità; perché controllare il proprio peso è come dirsi ‘non posso controllare l'ambiente esterno, l'unica cosa che posso controllare è il peso. Controllando il peso, controllo il mio fisico e da lì ho in qualche modo l'idea di poter controllare ciò che succede intorno a me’. Ma questo, nasconde delle gravi grandi fragilità che derivano da situazioni passate”.

Quando l’attenzione al corpo smette di essere cura di sé e rischia di diventare qualcosa di più complesso?

Il confine tra volersi bene e un'ossessione pericolosa è sottile, alle volte invisibile. Prendersi cura di sé implica ascolto, flessibilità e rispetto per i propri ritmi e bisogni. Il rischio di scivolare in qualcosa di più complesso sorge diversamente, quando la quotidianità inizia a essere letteralmente rigida, militarizzata.

“[…]l'immagine di sé - continua Veltri - possiamo dire è distorta quando diventa un'ossessione. Quando il nostro fisico non ci piace e possiamo avere un modello in testa. Un modello che però non ci appartiene, che non fa parte della nostra struttura fisica e noi ci ostiniamo a essere in un determinato modo. Quando ad esempio facciamo sport, in maniera continua, che va oltre la nostra possibilità o quando […] non mangiamo, siamo attentissimi alle calorie. Insomma quando questa idea del nostro peso, del nostro modello, diventa proprio l'unico pensiero della nostra vita: cioè non ci sono altre altre idee, altri obiettivi, altre fantasie, altre immaginazioni […]”.

Social Media e modelli estetici: precursori o amplificatori?

I social media, hanno sicuramente cambiato le regole del gioco. Se un tempo i modelli irraggiungibili erano confinati sulle copertine dei giornali, oggi sono dentro i nostri smartphone, accessibili 24 ore su 24. Questo attesta quanto il fenomeno abbia radici ben più profonde, quanto il confronto sia sempre esistito. Quello che cambia è l’accessibilità e l’amplificazione.

Si tratta, afferma Veltri di “un problema estetico che riguarda proprio l'immagine di sé. Perché se noi guardiamo i social, è vero, c'è una parte dove ci sono persone che si presentano così come sono, e quindi uno trova la complicità, trova ecco, delle similitudini. Cosa che prima non c'era. […] dall'altro lato invece, troviamo queste immagini che sono state modificate in cui c'è quella che viene definita ‘perfezione’ […] di conseguenza, chi ha grande sensibilità, chi ha delle fragilità, rischia poi di cadere […] in questa immagine falsa […]”.

La ricerca del proprio posto: tra il bisogno di accettarsi e la paura di non essere inclusi nel gruppo

Il desiderio di cambiare il proprio corpo, non è alle volte un fatto puramente privato; è, al contrario, profondamente sociale. Fin dall'adolescenza, la nostra mente associa la conformità estetica alla sicurezza di essere accolti, amati e inclusi in un gruppo. “C'è molta competizione. C'è molta gelosia, invidia, e poi soprattutto questo nasce secondo me dal voler essere accettati dal gruppo […]. Se io non sono accettata da me stessa, è perché qualcuno non mi ha accettato […]”.

Come sviluppare un rapporto più sereno ed equilibrato con il cibo e quando invece chiedere aiuto

Ristabilire la pace con lo specchio e con il piatto richiede un percorso di ‘disimparamento’ dei condizionamenti esterni. “è importante capire che non dobbiamo apparire, ma dobbiamo essere. E l'essere vuol dire essere unici non uguali a tutti gli altri. […]”.

Il campanello d'allarme principale è la perdita della libertà. Quando il pensiero del cibo, del peso e delle forme corporee assorbe gran parte delle energie mentali, isolandoci socialmente o compromettendo la qualità della nostra vita (lavoro, studio, relazioni), è il momento di fermarsi e chiedere aiuto.

“Si chiede aiuto prima una persona di fiducia, poi si può andare da uno psicologo psicoterapeuta specializzato in quel campo […] e anche in centri specializzati […] in cui aiutano la persona a riapprovarsi di se stessa, a elaborare ciò che non ha elaborato: i propri traumi. […] è un grande e lungo lavoro, ma questo lavoro qui che viene fatto nei centri e con i dottori appunto specializzati professionisti, salva la vita questo non lo dobbiamo dimenticare!”.