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Il Museo della Forma Urbis nel Parco Archeologico del Celio (VIDEO)

Il Museo della Forma Urbis nel Parco Archeologico del Celio (VIDEO)

Roma nasconde – per così dire – tra le varie bellezze, un parco all’ombra del Colosseo, il Parco Archeologico del Celio, un’ampia area all’interno della quale vi sono importanti evidenze archeologiche.

Il Parco accoglie numerosissimi reperti archeologici di natura epigrafica, quindi, caratterizzati dalla presenza di iscrizioni, o architettonica. Tutti questi materiali provengono da tutta Roma, dagli scavi di Roma Capitale: quando tra fine ‘800 e inizio ‘900 viene trasformata la città di Roma in capitale del Regno d'Italia, tutto quello che viene fuori dal sottoterra - le cose più significative - vanno ai Musei Capitolini, invece i materiali più grandi, più ingombranti oppure seriali finiscono in questa area di Roma del Celio” ha detto Caterina Papi, Curatore Archeologo del Parco Archeologico del Celio.

All'interno del parco ci sono due edifici: la casina del Salvi, oggi aperta al pubblico con una terrazza, un bistrot e un'aula studio, e poi l'edificio delle palestre della Gioventù Italiana del Littorio (GIL) che oggi accoglie il Museo della Forma Urbis, una mappa marmorea originale della Roma Antica.

Camminare su Roma al Museo della Forma Urbis

È una pianta di Roma che ci consente un viaggio a ritroso nel tempo perché abbiamo su due strati diversi la città moderna di Giovanni Battista Nolli e sotto ancora la città imperiale, con una planimetria in scala che è stata redatta con la stessa capacità tecnica, lo stesso tipo di abilità nel rilevamento fatte appunto durante l'Illuminismo dalla pianta del Nolli, che è una delle cartografie più note, più apprezzate del mondo moderno”.

Camminando sopra quella che di fatto è una parte della città che tutti i giorni i romani percorrono, la sensazione è quella di sentirsi a casa, ma con un forte legame con la storia della Capitale. Sono 150 le lastre di marmo tra il 203 e il 211 d.C., inizialmente esposta sulla parete di un’aula nel Tempio della Pace, in seguito inglobata nel complesso dei SS. Cosma e Damiano. Si tratta di uno dei più rari documenti giunto a noi dall’antichità in grado di restituire un panorama unico nel suo genere del paesaggio urbano di Roma antica. E ad incuriosire le persone che attraversano questa pavimentazione del tutto unica, c’è che i romani riconoscono i luoghi dove sono stati. “È vero che la pianta marmorea ha dei grandi quartieri conservati, mentre altri no, ma Nolli ci dà un quadro perfetto della città settecentesca. In questo modo si guarda sia il manufatto antico per la pianta marmorea sia quella del Nolli per cercare, ad esempio, il ristorante dove si è mangiato il giorno prima”.