Scoppia la protesta delle guide turistiche abilitate contro il bando del Ministero. L’AGTA denuncia un impianto d’esame focalizzato esclusivamente su siti nazionali, slegato dalle competenze reali. La presidente Ruggiero è netta: "è completamente sbagliato il tipo di esame" e precisa che "non è un problema facile o difficile", ma di coerenza con la professione. Il rischio? Formare profili con preparazione mnemonica e generica, lontani dalla specializzazione città/regione che distingue la guida dall’accompagnatore.
A conferma delle criticità, ai quiz vengono citati esempi come "in quale città si trova Castel Sant'Angelo", domande giudicate di livello troppo basso per un’abilitazione che immetterebbe sul mercato migliaia di nuove guide. Secondo le associazioni, l’esame presenta tempi e modalità sbagliati (piena alta stagione), scarso coinvolgimento delle rappresentanze e un’impostazione che avrebbe favorito esigenze dei tour operator più che la qualità del servizio culturale. Non a caso il grido d’allarme: "la nostra professione è stata svenduta".
Le richieste al Ministero: tavolo urgente con le sigle, prova centrata su materie (storia dell’arte, legislazione, sicurezza, patrimonio locale), tirocinio e verifica pratica in sito, valutazioni orali situazionali e calendario invernale. Perché, come sottolinea AGTA, "servono persone che poi la professione la sappiano affrontare". L’obiettivo è alzare l’asticella della qualità, tutelare i visitatori e valorizzare il ruolo delle guide nel racconto del patrimonio italiano.
