Il fenomeno della schiavitù è da sempre esistito in ogni parte del mondo. Per secoli, se non per millenni, le persone furono oggetto di schiavitù sia per motivi di razza, sia per motivi di religione, sia per nazionalità o anche per differenze tra classi sociali. Solo nel diciannovesimo secolo, la società occidentale, riuscì a riconoscere tale fenomeno come violazione dei diritti umani. L’abolizione ufficiale, fu il risultato di numerose e sanguinose battaglie.
Ogni anno, il 2 dicembre, si celebra la Giornata Internazionale della Schiavitù, momento dove più di ogni altro si ha l’opportunità di riflettere sulla schiavitù moderna e sulla necessità impellente di porvi fine tramite il raggiungimento di diversi obiettivi.
Primo fra tutti è la ‘Consciarezza’: promuovere la consapevolezza sui vari tipi di schiavitù ancora presenti nel mondo tra cui quella sessuale, domestica, lavoro forzato e qualsiasi altra forma di sfruttamento;
Il secondo è la ‘Denuncia’: incoraggiare alla denuncia attraverso la segnalazione alle autorità competenti;
‘Prevenzione’ è il terzo, ma non il meno importante: negli anni si è capito che è necessario promuovere innanzi tutto delle politiche e delle azioni volte ad evitare le forme di sfruttamento. Ratifica e attuazione di leggi nazionali e internazionali contro la tratta di esseri umani e lavoro forzato, sono alla base.
’Protezione’, ‘Collaborazione’ e ‘Sensibilizzazione’ chiudono il ciclo degli obiettivi di libertà di questa giornata così importante. La presenza di organi di assistenza sociale cosi come il processo di collaborazione tra governi e il coinvolgimento di ogni singolo individuo porterebbero alla comprensione di molti aspetti ignorati che se tenuti sotto controllo, potrebbero invece apportare una vera e propria rivoluzione definitiva.