Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: quando cancelleremo questa data dal calendario?
Ospite in collegamento: Caterina D'Ambrosio, giornalista e scrittriceUna data è solo un numero sul calendario o diventa un modo per fermarsi a riflettere? Ma poi, riflettere su cosa? Su come debellare la violenza sulle donne? Su come educare le donne a difendersi? In ogni 25 novembre che si rispetti, le domande sono sempre le stesse. Da anni. E se invece questa data venisse cancellata? Sì, cancellata dal calendario perché non ce n'è più bisogno: perché si è compreso che esercitare la violenza su una donna, un essere umano al pari degli uomini, è assurdo e senza senso.
Al di là delle domande, personali e opinabili, il 25 novembre - Giornata internazionale contro la violenza sulle donne - è una data che spinge tutti a fermarsi e inevitabilmente a riflettere sui numeri: negli ultimi 10 anni sono state oltre 1000 le donne uccise, 50 in questo 2025. Le violenze si perpetrano soprattutto in casa, per mano di partner o ex partner, persone di cui ci si dovrebbe fidare.
E mentre ci si interroga su cosa fare (ad esempio: educare le donne a difendersi o gli uomini a non esercitare violenza?), viene spontaneo anche chiedersi se siano stati fatti passi in avanti. È terreno di scontro, ad esempio, la questione dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, la parità salariale, il fatto che le posizioni di prestigio siano - nella maggior parte dei casi - detenute da uomini.
"Femminile sovranista - Meloni e il corpo delle donne"
E a proposito di posizioni di prestigio, come non parlare di Giorgia Meloni? Prima presidente del Consiglio dei ministri, Meloni ha letteralmente rotto il tetto di cristallo che limitava il ruolo delle donne nella politica italiana. Il suo ruolo ha cambiato profondamente la percezione che abbiano delle donne nella politica: Meloni è una donna capace, preparata, che non ha paura di confrontarsi con un mondo progettato (fino ad oggi) a misura d'uomo. Ma, come in tutte le cose, c'è "un ma". O forse più di uno.
Ad analizzare tutto questo è la giornalista Caterina D’Ambrosio in "Femminile sovranista - Giorgia Meloni e il corpo delle donne": “Il libro nasce dal bisogno di capire come il corpo delle donne sia diventato a tutti gli effetti terreno di scontro politico - afferma l’autrice -, una piccola cassetta degli attrezzi per comprendere, al di là degli slogan, le trasformazioni del mondo in cui le donne italiane cercano di muoversi, costruire e affermarsi”.
“Queste pagine - sostiene D’Ambrosio nell’introduzione - fotografano gli ultimi mesi, senza trucco né filtri. Da una parte, le misure del governo Meloni, dall’altra, la retorica che le giustifica. Una retorica che torna ossessivamente sul corpo femminile, trasformandolo in terreno politico e simbolico. È una strategia collaudata, comune anche altrove in Europa: parlare di donne per ridefinirne i confini, per rimetterle “al loro posto”. Il risultato è chiaro. Una narrazione che le ricolloca come cittadine di serie B, lontane dai traguardi riservati ai “maschi” e intrappolate nei vecchi schemi di un patriarcato che, nonostante tutto, non molla la presa”.