Ricerca nel Sito

Giocare per vivere: tra leggerezza e creatività - con Danyla De Vincentiis (VIDEO)

Giocare per vivere: tra leggerezza e creatività - con Danyla De Vincentiis (VIDEO)

Giocare per vivere

Giocare è sinonimo di immaturità?

Molto spesso, con l’età, si acquisisce la tendenza a considerare il gioco come qualcosa di superfluo o da lasciare dietro di sè. Entrando in dinamiche complesse, tipiche dell’età adulta, in cui inevitabilmente cambiano le priorità, il piacere di esplorare la leggerezza, la creatività e di nutrire la propria essenza sia emotiva che mentale, vengono lasciate al secondo posto.

In realtà, giocare, nel senso più ampio del termine, è un’attività fondamentale non solo per i più piccoli. Tutto il contrario. La dottoressa Danyla De Vincentiis, psicologa e parent coach, afferma infatti che quello di cui parliamo è il gioco: “Che riguarda tutta la nostra vita, nelle varie fasi di essa - e in questa - vediamo come il gioco cambia aspetto e faccia, da quando siamo bambini, a quando siamo adulti. Sicuramente il bambino - premette - tramite il gioco sviluppa tutta una serie manifestazione psico-fische emotive all’interno del gioco stesso. Quindi ci sono tutte la tappe dello sviluppo della vita del bambino. C’è il riconoscimento, la conoscenza di se e del fuori di se, la relazione con il genitore o comunque con un adulto con cui giocare e la relazione con un suo pari. Queste sono fondamentali”.

Crescendo poi, si sviluppa la tendenza a pensare che il gioco non sia più consono all’età adulta. Il punto è proprio questo. Nel corso delle numerose tappe della nostra vita, il gioco si trasforma, ma deve necessariamente esserci. La dottoressa spiega poi che si tratta in realtà non banalmente, di continuare ad utilizzare i video-giochi, ma si tratta del “gioco interiore”.

Cosa si intende per gioco?

Dentro di noi - continua - abbiamo una parte bambina. Il nostro bambino - interiore - va nutrito con il gioco come quando eravamo piccoli, con tutte le sue sensazioni: appagamento, apprezzamento e adrenalina. Tutto questo va mantenuto! Se il nostro bambino, da adulto viene soffocato, sicuramente andremo a provocare dei lunghi danni nella relazione che creiamo nel nostro lavoro e con le persone. Perchè? Perchè inevitabilmente ci sarà comunque un bambino ribelle, che si ribella alla possibilità di non giocare.

Cosa si intende quindi per gioco, da adulti? Non parlo dei giochi classici come le carte, o il gioco d’azzardo (che fra l’altro non è un gioco ma è un danno). Parlo di passioni, di ciò che abbiamo dentro e che dobbiamo riuscire a capire, a tirare fuori ed a prolungare nel tempo. Quindi dobbiamo continuare a giocare”.

Tra i numerosi rischi, dovuti alla soppressione del nostro bambino interiore, potrebbe anche esserci la tendenza alla manipolazione o la tendenza a giocare, in senso negativo, con le persone o con i sentimenti delle persone. Il gioco in definitiva, stando alle parole della parent coach, può aiutare ognuno di noi a ridimensionare i ruoli della vita quotidiana. Siamo ingegneri, avvocati, giornalisti, padri e madri. Ma giocando, torniamo ad essere semplicemente noi stessi.

Il ruolo dei genitori

Secondo me la cosa migliore è che i genitori imparino a giocare con i loro figli. Non a farli giocare. E’ diverso. Nel momento in cui gioco con mio figlio, mi metto al suo pari, mi metto insieme a lui, entrando in empatia con lui ed il suo gioco […] Quando si è bambini, si da una tazzina vuota, ad un adulto, per farlo bere. È tu anche se sei un amministratore delegato della più grande azienda di successo, tu bevi” - conclude.