Parliamo di "gender gap" nelle redazioni: che ruolo hanno le donne?
Ospite in collegamento: Cinzia Giorgio, direttrice di "Pink Magazine Italia"Si parla tanto di gender gap in diversi ambiti sociali con tanto di dati, il tutto riportato dai mass media. Ma le redazioni giornalistiche sono isole felici in cui le disparità di genere non esistono? Il mondo giornalistico italiano è ben rappresentato da ambo i sessi. Gli uomini sono pari all’58,4%, le donne sono il 41,6%. Sembrerebbe un dato incoraggiante, peccato che questa omogeneità di presenza si annulli quasi completamente quando si analizzano quante di queste giornaliste occupano ruoli apicali.
Qui i dati sono decisamente meno incoraggianti e la disparità di genere dilaga. Nei quotidiani le direttrici sono il 3,5%, nei settimanali il 16,7%, la maggior presenza la riscontriamo nei mensili, ben il 45,9%
Essere direttore di un giornale certo consolida uno status lavorativo, sottolinea la bravura e la competenza della persona che viene chiamata a ricoprire quel ruolo. Ma è solo questo? No, essere direttore di un giornale è anche e soprattutto dettare una linea di comunicazione e di linguaggio atti a veicolare una determinata notizia.
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Caso Ashley Judd: dal #metoo del 2017 a oggi
Quando nell’ottobre 2017 il New York Times pubblicò l’inchiesta (clicca qui) che avrebbe scosso Hollywood — e il mondo — il nome di Ashley Judd compariva tra i primi a rompere il silenzio. Con parole semplici ma potentissime, l’attrice raccontò di essere stata molestata da Harvey Weinstein, uno dei produttori più influenti dell’industria cinematografica. La sua testimonianza non fu soltanto una denuncia: fu un atto politico.
Ashley Judd è stata una delle prime attrici a denunciare pubblicamente le molestie subite dal produttore Harvey Weinstein. Una scelta coraggiosa che ha contribuito a creare il movimento #MeToo.
Le sue dichiarazioni hanno fatto emergere la verità su un uomo potente e hanno dato coraggio ad altre donne di farsi avanti, rompendo un lungo silenzio. Il suo caso è diventato un simbolo della lotta contro gli abusi di potere, anche se la causa legale contro Weinstein ha affrontato diverse vicissitudini legali.
La scelta di parlare
In un sistema costruito sul potere maschile, sulla paura e sull’omertà, scegliere di parlare equivaleva a rischiare tutto: carriera, reputazione, credibilità. Judd non era una giovane emergente, ma un’attrice affermata, amata e bravissima. Tuttavia, come molte altre donne del settore, aveva imparato a muoversi in un ambiente dove il “no” spesso significava la fine di opportunità professionali. Ma non si è fermata. A quell’appuntamento con il produttore, lei non ha accettato, ha detto no.
Da allora la sua carriera ha subito un arresto significativo: era considerata una persona “difficile”, “problematica”. Persino Peter Jackson ha ammesso di aver escluso Ashley Judd dal suo cast del colossal Il Signore degli Anelli su pressione di Harvey Weinstein, che aveva orchestrato una campagna diffamatoria contro l’attrice e Mira Sorvino.
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