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Gaza, Iran e Libano: è una guerra infinita (con Vincenzo Maddaloni e Antonietta Chiodo)

Gaza, Iran e Libano: è una guerra infinita (con Vincenzo Maddaloni e Antonietta Chiodo)

Palestina, Iran e Libano: è una guerra infinita (con Vincenzo Maddaloni e Antonietta Chiodo)

Nell’ultima puntata di “A Viso Scoperto”, condotta da Matteo Demicheli, insieme a Vincenzo Maddaloni e Antonietta Chiodo si è affrontato il tema geopolitico della guerra a Gaza e in Iran, con quest’ultima che si è espansa nei paesi del Medio Oriente.

Evitare che crisi regionali si sommino in una guerra globale. Gli ospiti criticano la passività dell’Europa, accusata di non esercitare mediazione diplomatica, mentre segnalano un disegno che, “step by step”, spinge verso un autunno ad alta tensione. Nel quadro più ampio rientra anche il dibattito sull’Ucraina, con il richiamo al ruolo del New York Times come indicatore della gravità degli eventi.

Trump, tra sparate e realtà, si è scontrato contro il muro dell’Iran

Il focus si sposta su Trump, descritto come protagonista di una retorica oscillante: da minacce di colpire l’Iran ad annunci di accordi imminenti. Secondo gli interlocutori, si è passati da una fase di navigazione sicura nello Stretto di Hormuz e a Bab el Mandeb a un’escalation alimentata dall’allineamento con Netanyahu. Vengono evocati calcoli errati su potenziali benefici energetici e l’idea, rivelatasi illusoria, di un “regime change” in Iran, senza contare il logoramento delle capacità militari degli Stati Uniti.

Gaza è distrutta ma la resistenza non è piegata

Capitolo centrale è la Striscia di Gaza: gli interlocutori accusano Washington di aver sostenuto le operazioni israeliane fin dall’inizio del conflitto, con il coinvolgimento anche europeo. All’interno, segnalano il crescente malcontento sociale negli USA, legato a disuguaglianze e servizi carenti, e citano il coraggio istituzionale mostrato a New York, a riprova di un dibattito in fermento.

In chiusura, viene sottolineata la capacità di adattamento della resistenza palestinese, descritta come più ampia di Hamas e tutt’altro che sopita. La previsione è di una prosecuzione del conflitto, con nuovi addestramenti e riarmo, fattori che, se non gestiti con una strategia di de-escalation e negoziati credibili, potrebbero consolidare il rischio sistemico già delineato all’inizio.

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