L’eco dell’esclusione pesa: l’Italia non andrà al Mondiale per la terza volta di fila. Nel rione di Garbatella, dove il calcio è rito quotidiano, gli umori oscillano tra amarezze e battute taglienti all’indomani del ko con la Bosnia. Tra bar e piazze, c’è chi parla di occasione persa e chi prova a sdrammatizzare, con il quartiere che fa da sismografo emotivo del Paese calcistico.
Il tema generazionale è forte: per molti tifosi, alcuni non rivedranno la Coppa del Mondo per altri quattro anni, mentre i più giovani non hanno mai vissuto la magia iridata. Si evocano ricordi epici, come la corsa di Tardelli in Italia-Germania, e i trionfi più recenti, dal 1982 al 2006. Un padre della generazione anni ’70 racconta il proprio rammarico pensando ai figli, che la grande festa del calcio l’hanno solo sentita nominare.
Tra i romanisti della Garbatella
Nei vicoli spunta anche l’orgoglio di club: c’è chi tifa A.S. Roma e ammette distacco verso la selezione azzurra. E torna il classico ritornello popolare: “andassero a zappare”, ribaltato però da chi lavora la terra davvero e ricorda quanto sia dura la fatica rispetto al pallone. Il sarcasmo romano, qui, serve da antidoto alla delusione.
La pancia romanista guarda pure in casa: preoccupano le condizioni e il morale di Cristante e Mancini, reduci dalla notte amara con la Bosnia. Tra patriottismo e pragmatismo di quartiere, resta la sensazione di un ciclo da ricostruire. E mentre l’Italia si lecca le ferite, a Garbatella risuona un mantra che non tramonta: Forza Roma.