Nel quartiere di Garbatella, come nel resto di Roma, esplode il caldo, ma sul fronte Mondiali prevale una sorprendente indifferenza. Le partite scorrono sugli schermi dei bar con applausi rarefatti e conversazioni che deviano altrove. Il contrasto è netto: afa che opprime e passione che si raffredda, una città abituata al tifo che oggi sembra tirare il freno a mano.
A Garbatella il tifo per i mondiali è distante
La mancata qualificazione della nazionale italiana ai Campionati del Mondo ha spento l’interesse dei romani, che guardano le sfide con un distacco insolito. Senza l’azzurro, manca il collante emotivo: niente cori, poche bandiere, riti spezzati. I tifosi si ritrovano orfani di un riferimento identitario e il Mondiale, pur spettacolare, appare come un evento “di passaggio”.
C’è però chi sceglie di riscoprire qualche sorpresa: nuove nazionali tifate, storie inattese e persino una classifica parallela che non considera solo i punti o chi avanzerà dopo i sedicesimi. Allo stesso tempo, nonostante la freddezza, c’è chi questi mondiali proprio non li sopporta, anche per validissime ragioni: saturazione mediatica, orari poco pratici, dubbi etici. Garbatella vive così un torneo a bassa intensità, fatto di curiosità selettiva e rifiuto, in attesa di ritrovare un tifo condiviso che rimetta in moto il battito calcistico della città.