Spazi angusti, freddo e sovraffollamento: nelle carceri del Lazio va sempre peggio
Ospite in collegamento: Sofia Antonelli, ricercatrice dell'associazione "Antigone""La situazione è sempre più drammatica": l'allarme sulle condizioni delle nostre carceri arriva dal Garante per i diritti dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa. Tra sovraffollamento, freddo e carenza di spazi (alcuni detenuti sono costretti a mangiare in piedi), gli istituti penitenziari stanno diventando sempre di più luoghi infernali.
I numeri, del resto, parlano chiaro: a Rebibbia - l'esempio più calzante - ci sono 1670 detenuti per circa 1000 posti, dunque oltre 600 detenuti in più. Un numero importante che ha come diretta conseguenza la carenza di spazi. Ma non solo: l'organico presente negli istituti "è stato programmato su una capienza ottimale che è di 600 persone in meno di quanto sono ora. Se ci sono 600 detenuti in più, significa che i medici, i sanitari, gli educatori debbono seguire e assistere 600 persone in più” ha sottolineato Anastasìa.
Il sovraffollamento rimane il fattore più emergenziale
Il sovraffollamento interessa 14 istituti della regione: a fronte di una capienza regolamentare di 5.312 posti, i detenuti presenti sono 6.687, con un surplus di 1.375 persone. Tra gli istituti più saturi figurano Rebibbia, Viterbo, Velletri, Civitavecchia.
"Torniamo a sottolineare come per molti reati sarebbe opportuno valutare misure detentive alternative - dice Sofia Antonelli - in questo modo si ridurrebbe il sovraffollamento e i detenuti avrebbero l'opportunità di affrontare un percorso diverso e capace di inserirli in società in maniera migliore".
"Pensare a carceri più grandi è sbagliato - continua Antonelli - pensiamo piuttosto a migliorare quelli esistenti. C'è uno studio, tra l'altro, che evidenzia come il 70% dei detenuti una volta fuori torni a delinquere. Questo perché le nostre strutture non sono preparate per offrire un percorso di riabilitazione serio".