Il nostro rapporto con i media, strumenti principali tramite cui oggi riceviamo la maggior parte delle informazioni e delle storie, è particolarmente complesso. Spesso i fatti si mescolano con le emozioni, alterando ingentemente la visione del vero e influenzando negativamente quello spirito critico necessario per distinguere ciò che è autentico da ciò che è manipolato.
La dottoressa Danyla De Vincentiis, psicologa e parent coach, interviene a tal proposito affermando che: “Tutti parlano di ciò che sta accadendo tra Chiara Ferragni e Fedez. Quello su cui vorrei farvi riflettere, è la manipolazione, è come i media riescono a manipolare le informazioni e a manipolare noi. Ultimamente non si parla d’altro: in radio, in televisione, sui social. Questo dovrebbe farci ragionare, è possibile che una storia o comunque un evento in questa storia è importante cosi da parlarne in questo modo? Mi chiedo: forse è perchè non si vuole far vedere altro? Forse c’è una forma di rimozione in altri campi? […]”
Noi, i fruitori, siamo di fronte ad uno schermo, che sia televisivo o che sia digitale, ad ascoltare e dare giudizi. “Siamo li pensare chi ha fatto bene e chi a fatto male” come dice Danyla. E forse, proprio questo, ci distoglie da tutto il resto.
Come ci si accorge di essere manipolati?
Con casi come questi, di tale portata e invadenza, non è affatto semplice accorgersi se siamo caduti nelle mani del burattinaio manipolatore. Anche perchè, come specificato dalla dottoressa, “Non siamo parti in causa e quindi non sappiamo esattamente ciò che è vero e ciò che è falso, ma ci dovrebbe far riflettere il fatto che c’è troppo rumore […]”. La ricerca delle fonti ufficiali non avviene frequentemente. Alle volte non sono neanche esse presenti, magari eliminate. “Uno stralcio di conversazione - continua - a prescindere da chi è la persona che lo fa - non basta per sapere se quella informazione è corretta. Bisognerebbe ascoltare la conversazione reale, bisognerebbe capire cosa c’è stato prima e cosa c’è stato dopo”.
Siamo portati di conseguenza a dare un giudizio, non conoscendo bene la visione completa del fatto stesso. Dare un’opinione poi, è ben diverso dall’esprimere un giudizio.
Come facciamo a capire a cosa credere?
La De Vincentiis conclude sottolineando che il presupposto di tutto questo è che ovviamente “Ognuno crede quello che vuole credere. Il tutto dipende anche da come ci viene data l’informazione: se è una modalità informativa-passiva o di coinvolgimento o di inclusione”.
Pensare criticamente, senza dare giudizi, consultare le fonti o quando non è possibile, confrontarsi con visioni differenti e, fare attenzione alle emozioni, potrebbe aiutarci ad essere più consapevoli che la nostra vita reale è più importante di tutto il resto.