Nel quadrante nord-ovest di Roma, la comunità di Casalotti ha risposto con unità e concretezza alla tragica uccisione della famiglia di Kamal. Una partecipata fiaccolata (oltre 500-600 persone) ha trasformato il dolore in impegno, con l’avvio di una raccolta fondi per sostenere Amir, l’unico sopravvissuto. Il comitato di quartiere ha attivato una rete con l’imam della comunità del Bangladesh, per garantire un accompagnamento umano, economico e sociale nel medio periodo.
La storia di Kamal – lavoratore instancabile, punto di riferimento in un supermercato di zona e simbolo di integrazione – descrive bene come le periferie sappiano esprimere capitale sociale. L’obiettivo è fornire ad Amir un sostegno per la degenza, un alloggio sicuro e un progetto di autonomia, all’interno di una “grande famiglia” comunitaria. La sinergia tra mondo civico e guide religiose è strategica per la tutela del ragazzo e per la tenuta del quartiere.
Il messaggio che arriva da Casalotti è netto: contro l’indifferenza si risponde con aiuto reciproco, contro il razzismo ambientale si alza la qualità delle relazioni. Chi desidera contribuire è invitato a seguire i canali ufficiali del comitato di quartiere e della comunità locale, così da assicurare tracciabilità e corretto impiego dei fondi.
Questo caso è un esempio replicabile: attivare reti tra cittadini, istituzioni e comunità religiose, offrire supporto psicologico e legale e predisporre un fondo ponte per i primi 6-12 mesi. Roma scopre, ancora una volta, la forza della sua cohesion sociale.
