Nel dibattito sul Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 emergono timori su privacy, sicurezza e confini della prevenzione digitale. Dario Giacomini, medico radiologo e presidente dell’associazione “ContiamoCi!”, lega l’esperienza del Green Pass alla nuova piattaforma sanitaria. Abbiamo avuto quella diavoleria del Green Pass e adesso c'è il Fascicolo Sanitario Elettronico. Il quadro ufficiale, definito dal Ministero della Salute, promette efficienza e accesso rapido ai dati, ma il confronto pubblico chiede trasparenza su finalità, governance e garanzie effettive.
salute o sorveglianza?
Il nodo centrale sono i dati raccolti, la loro conservazione e il loro utilizzo. Una raccolta potenzialmente alimentata da dispositivi e Internet delle Cose. La preoccupazione è che la vita quotidiana diventi un flusso continuo di segnali sanitari: “lo stile di vita è la mia vita”. L’inclusione di elementi come predisposizione genetica solleva interrogativi su profilazione, ricerca e possibili usi impropri, ben oltre il percorso di cura.
Altro punto critico è la sicurezza: modalità di conservazione, accessi e cifratura all'origine. Come afferma Giacomini: “il dato dovrebbe essere criptato all'origine”. Senza architetture robuste e audit indipendenti, il rischio di attacchi hacker, rivendita nel dark web e fughe di informazioni sensibili resta concreto, con implicazioni anche per la sicurezza nazionale.
Monitoraggio costante
Infine, la medicina di popolazione si sposta verso "interventi preventivi personalizzati", screening e vaccinazioni su misura. "C'è anche una questione di monitoraggio costante”, "il grande occhio che ci controlla". La posta in gioco riguarda la libertà e la protezione dei dati di 60 milioni di italiani, tra innovazione utile e rischio di sorveglianza invasiva.