Inevitabilmente, la storia di ogni famiglia, è segnata da momenti di gioia e da momenti di estrema difficoltà: lutti, perdite, malattie e separazioni. Oggi, più di ieri, in uno scenario in continua evoluzione, tali difficoltà faticano però a trovare momenti e spazi di ascolto.
La stabilità e le capacità educative sono dunque messe a dura prova, tra pressioni di vita quotidiana, condizioni economiche precarie e ritmi intensi.
Il ruolo dei genitori pertanto è da sempre centrale per il trasferimento di valori solidi, per l’educazione all’affettività, la fiducia, la gestione del dialogo e per la valorizzazione di un ascolto continuo: elementi essenziali soprattutto quando i genitori sono in procinto di separarsi.
L’affidamento condiviso 'equo', secondo uno studio pubblicato nel 2023 da Demographic Research, intitolato 'Joint physical custody of children in Europe', sarebbe uno degli strumenti potenzialmente in grado di garantire una maggiore tutela dell’equilibrio e della serenità dei figli. Tale ricerca, che prendeva come parametro di valutazione, l’affido condiviso 'equo', ha rivelato infatti che i figli dei separati italiani, sono tra i più infelici in Europa.
Dal punto di vista giuridico invece, come viene tutelato oggi l’interesse di un minore, nei casi di separazione e conflitto familiare?
“Oggi, il minore – dichiara l’Avv. Flaminia Rinaldi, specializzata in diritto di famiglia e dei minori – è soggetto di diritti autonomi, e non un oggetto delle decisioni dei genitori o del giudice. Questo sicuramente, ha dato grande importanza al ruolo che il minore riveste nei procedimenti che lo riguardano, quindi i procedimenti di separazione, ma anche i procedimenti di divorzio e di regolamentazione di tutti gli aspetti genitoriali. Il minore oggi ha la possibilità di partecipare attivamente al processo che lo riguarda e ha la possibilità di farlo tramite l’ascolto, quindi ha diritto di essere ascoltato dal giudice quando ha compiuto dodici anni o anche più piccolo, se capace di discernimento, quindi se è capace di esprimere validamente la propria opinione”.
Una figura rilevante all’interno di questo contesto, è quella poi del coordinatore genitoriale.
“E’ importante perché – continua l’Avv. Rinaldi – aiuta i genitori in tutti quei momenti in cui la conflittualità è elevata e si rischia di perdere l’obiettivo finalizzato ad assumere una decisione nell’interesse del figlio; il coordinatore cerca appunto di coordinare i rapporti tra i due”.
Oltre alla tutela in senso giuridico, sono poi essenziali l’incolumità e il benessere psicologico, che se ignorati in un momento così delicato come quello di una separazione o di un divorzio, potrebbero causare conseguenze importanti.
“Quando una famiglia entra in crisi – aggiunge il Dott. Cristian Romaniello, psicologo, PhD in Psychology Neuroscience and Data Science – i figli non sono spettatori; e anche quando non parlano, in realtà sentono tutto, dal clima emotivo, le tensioni, i silenzi, i conflitti. Questo genera ansia nei bambini, sensi di colpa, paura di perdere un genitore o anche l’idea di dover essere loro stessi a tenere insieme la famiglia. Per questo è fondamentale metterli al centro. Significa proteggerli dal conflitto, ascoltarli, garantire continuità affettiva, stabilità educativa e farli sentire in un ambiente emotivamente sicuro. La coordinazione genitoriale va in questa direzione: aiuta i genitori in disaccordo a trovare soluzioni condivise, a organizzare i tempi e i ruoli, le comunicazioni e a ridurre il conflitto, riportando l’attenzione solo sul benessere dei bambini. I figli non hanno bisogno di genitori perfetti, non ce ne sono; ma di genitori adulti. Non li protegge il silenzio, non li protegge coinvolgerli nel conflitto. Li protegge vedere due adulti che anche nelle difficoltà, sanno collaborare per la cosa più importante che hanno: i loro figli”.
