Il fenomeno della violenza, soprattutto tra i giovani in Italia, è in costante aumento. Il rapporto ESPAD Italia 2023 del CNR, riferisce che quasi il 40% degli studenti delle scuole superiori, in età compresa tra i quindici e i diciannove anni, ha partecipato a risse, coinvolgendo circa novecento novanta mila ragazzi. Questi dati evidenziano un notevole incremento, nello specifico di sette punti percentuali, rispetto al 2019. Il 12% poi, ha preso parte a episodi di violenza di gruppo, sia verso conoscenti che sconosciuti. E’ normale, che sia normale?
Fabrizio Moro, nella canzone “Pensa” sottolineava l’importanza della volontà che ognuno di noi possiede, ma soprattutto la fortuna che ognuno di noi ha, di pensare prima di parlare, giudicare o “sparare”.
La dottoressa Danyla De Vincentiis, psicologa e parent coach, si sofferma su queste esatte parole. Pensare prima di agire, potrebbe causare molte meno situazioni a cui poi, è difficile porre rimedio. Stando al significato del termine violenza, capiamo che si tratta de “l’uso intenzionale della forza fisica, del potere, delle preoccupazioni, del dominare, del costringere, comportando sofferenza e distruzione. E’ un atto volontario. Etimologicamente, violenza vuol dire che viola, ovvero che oltrepassa, il limite della volontà. Tutto ciò che è incitato in modo dannoso e offensivo, può essere descritto come violenza”.
Le parole sono armi da sempre e la violenza, può essere sia fisica che verbale.
La violenza al giorno d’oggi
”Io credo che - specifica la dottoressa De Vincentiis - la violenza al giorno d’oggi sia cambiata nell’ottica dell’espressione della propria aggressività. La violenza verbale, si può riscontrare per esempio tutti i giorni da persone che litigano, che se ne dicono di ogni, che si offendono e che lo fanno con semplicità. E’ come se prima avessimo un filtro, per utilizzare determinate parole, per essere educati, per non aver un certo tipo di atteggiamento. Oggi questo filtro è caduto”.
Lo fanno gli haters dietro i social e lo fanno alcune persone anche per strada. E aggiunge ancora “Lo stesso discorso vale per la violenza fisica. Per quanto noi possiamo fare lunghi discorsi per dire stop ai femminicidi o contro la violenza domestica, dall’altra parte vediamo figli che uccidono genitori e genitori che uccidono figli”.
Le immagini sui social, i filmati che ritraggono situazioni crude, le parole non maneggiate con cura, sono al centro di tutto, di conseguenza, come osserva la dottoressa, il nostro cervello, è come se interpretasse la violenza come possibile, fattibile e ripetibile: “Come se non ci fosse una censura. La censura arriva dopo con la razionalità, quando noi capiamo che quella cosa non deve essere fatta. Ma persone deboli, più fragili, con delle problematiche, che chiaramente si trovano di fronte a questa miriade di filmati, pensano che allora si può fare”.
Fra i diversi aspetti più preoccupanti, anche il fatto che molte persone, in questo momento, sono più attente all’immagine che al bisogno. In merito ad alcuni casi di cronaca in cui spettatori di violenza, invece di denunciare, riprendono con un cellulare, la psicologa dice che: “Io non credo che chi riprenda con un telefono abbia paura, perchè io se ho paura scappo. E’ un non comprendere un bisogno o non definirlo come priorità. E questo è altrettanto grave, è una violenza silente, ‘mi rendo complice di quello che ti sta massacrando. Invece di chiamare la polizia, penso piuttosto a filmare’”.
Secondo la psicologa e parent coach, sicuramente la famiglia è un elemento fondamentale, dal quale, ovviamente, partono i valori. Ma anche la scuola, la parrocchia o il coach di attività sportive o ancora l’insegnante di calcio “[…] Non sono solo utili all’insegnamento di una disciplina, ma sono utili soprattutto all’insegnamento dello stare insieme […]”.
Probabilmente ognuno di noi ha dentro di se una parte buona e una parte meno buona. Ma abbiamo anche la volontà. ”Ognuno ha dentro di se una ‘fiaba’, quella del lupo bianco e il lupo nero: siamo noi che decidiamo la mattina a chi diamo da mangiare, se al lupo bianco o a quello nero!” - conclude.