La criminologia in Italia, nel corso degli anni, ha abbandonato il solo fiuto investigativo, per abbracciare letteralmente profili psicologici, dati forensi e studi in laboratorio. Alcuni dei casi giudiziari, vengono chiusi e poi riaperti nel corso del tempo per una serie di motivazioni. Tra queste, il progresso delle tecnologie investigative e della criminologia moderna.
I Casi de il Mostro di Firenze, il caso di Gianfranco Stevanin e il caso di Donato Bilancia, illustrano alcuni degli elementi fondanti di tale evoluzione.
L’avvocato Eleonora Zito, specializzata in criminologia e psicologia forense, a tal proposito afferma che, rispetto al passato “Ci sono stati dei miglioramenti sia per quanto riguarda la criminologia che la criminalistica, che hanno portato poi ad individuare i colpevoli di - alcuni - reati. Nel momento in cui parliamo de Il Mostro di Firenze, di Donato Bilancia e Gianfranco Stevanin, dobbiamo subito indicare che nel periodo attivo della loro azione […] la criminologia non era quella di oggi, nel senso che aveva delle potenzialità minori rispetto a quelle che oggi noi conosciamo […].
Questo cosa comporta? Nel caso de Il Mostro di Firenze, abbiamo un bel punto interrogativo: chi ha commesso il fatto? - continua la criminologa - Qual è stato il modus operandi, l’analisi criminologica, psicologica sull’esecutore? […]”.
“Il Mostro di Firenze”, 1968–1985: l’enigma irrisolto
Il Mostro di Firenze, rappresenta uno dei casi più misteriosi e discussi della storia giudiziaria italiana.
Le indagini, iniziate nel 1974 e protrattesi fino agli anni '90, coinvolsero centinaia di sospetti, tra depistaggi, errori e teorie alternative. Negli anni ’70 e ’80, la criminologia era ancora fortemente influenzata da modelli tradizionali: si cercavano profili psicologici sulla base di comportamenti, ma mancavano strumenti come il DNA o il profiling scientifico moderno. Il caso mostra i limiti di un sistema investigativo che, privo di tecnologie avanzate, si basava su testimonianze, intuizioni e pressioni mediatiche.
L’avvocato Zito soffermandosi sui dettagli dei rispettivi profili, specifica:
- Il Movente: ritualità, parafilia;
- Il Modus operandi: pistola, coltello, mutilazione genitale che “Avveniva - come affermato dall’esperta - in maniera precisa; per cui si è ipotizzato nel tempo che, l’esecutore potesse essere una persona esperta di anatomia […]”. Le vittime, erano poi a lui sconosciute, non c’era alcun tipo di legame affettivo. Il caso, non ha mai avuto conclusione e ancora oggi è un grande punto interrogativo.
Gianfranco Stevanin, “Il Mostro di Terrazzo”, 1993–1994
In un contesto ancora diverso, si colloca il caso di Gianfranco Stevanin, imprenditore agricolo veronese, accusato dell’omicidio e smembramento di almeno sei donne, con un background di attività sessuale estrema e documentazione fotografica dettagliata delle sue ‘pratiche’.
Il caso Stevanin evidenzia una criminologia più integrata, che tiene conto della devianza sessuale, delle parafilie e del ruolo delle tecnologie (fotografie, scritti, testimonianze digitali). Viene considerato uno dei primi esempi in Italia di ‘criminalità compulsiva documentata’, con una struttura ossessiva maniacale. Il caso si concluse, dal punto di vista giudiziario, con un ergastolo.
- Il Movente: parafilia estrema;
- Il Modus operandi: rapporti sessuali estremi, strangolamento e conservazione degli oggetti delle vittime come se fossero dei trofei.
Donato Bilancia, 1997–1998
A distanza di oltre un decennio dall’ultimo delitto del Mostro, l’Italia viene scossa da un’altra figura di serial killer: Donato Bilancia. Tra l’ottobre 1997 e l’aprile 1998, Bilancia compie diciassette omicidi nel Nord-Ovest d’Italia, colpendo sia uomini che donne in contesti molto diversi: rapine, vendette, uccisioni in treno.
Con Bilancia, la criminologia italiana entra in una fase più matura. Le autorità adottano un metodo più scientifico, basato su raccolta e analisi sistematica delle prove, con il contributo di psichiatri forensi e criminologi. La figura del serial killer comincia a essere studiata alla luce delle teorie statunitensi sulla psicopatologia e sul comportamento deviante. Anche in questo caso, in ambito giudiziario, si è arrivati ad un ergastolo.
- Il Movente: vendetta, rabbia, disagio, dipendenza da gioco, assenza di parafilia, lucidità, impulsività e narcisismo;
- Il Modus operandi: pistola, strangolamento su vittime casuali.
In conclusione, l’avvocato pone l’accento sul filo rosso che unisce i tre casi, pur essendo particolarmente distinti: la serialità, la scelta delle vittime secondo schemi, tratti psicologici importanti, ma sopratutto, errori nelle indagini per la mancanza di strumenti criminologici.
Oggi, questi casi storici non sono solo oggetto di studio accademico, ma rappresentano vere e proprie tappe evolutive nella comprensione della mente criminale. Dal sensazionalismo iniziale alla scientificità attuale, la criminologia ha affinato i suoi strumenti, ponendosi sempre più come ponte tra giustizia, scienza e società.