Esquilino, quale futuro per il "Dente Cariato"? Il Comune vuole affidare ai privati, comitati contrari
Ospiti in collegamento: Alexia Sasson, vicepresidente del Comitato Albergatori Romani e Comitato Rinascita Esquilino &Riccardo Troisi, Polo Civico Esquilino
Da una parte il Comune che vorrebbe coinvolgere i privati, dall'altra i residenti che vorrebbero un uso pubblico. Protagonista dell'ennesimo scontro romano è il (tristemente) famoso "Dente Cariato", nel cuore dell'Esquilino. È il soprannome con cui i romani indicano lo storico e fatiscente edificio situato in via Giolitti, a pochi passi dalla Stazione Termini: un complesso immobiliare pubblico, parzialmente demolito e da anni al centro del degrado.
Il piano del Campidoglio prevede di trasformare lo stabile in uno studentato universitario o in un albergo, con l'avvio dei lavori di riqualificazione. Di tutt'altra visione il progetto dei cittadini: dopo mesi di confronto, i residenti riuniti nel Polo civico Esquilino hanno illustrato in pubblico una proposta alternativa alle ipotesi del Campidoglio, chiedendo che venga valutata prima di decisioni irreversibili.
Cosa chiedono i residenti
Gli attivisti hanno spiegato che “Il rione non ha bisogno di un’altra operazione immobiliare o di un intervento spettacolare. Ha bisogno di un luogo capace di restituire funzioni civiche, sociali e culturali a una parte di città che oggi appare priva di spazi realmente pubblici e condivisi”. Si respinge, così, l'idea di una "città vetrina dove tutto è orientato al turismo” e si punta su “un luogo permeabile, aperto, attraversabile, capace di tenere insieme abitare, cultura, welfare, sport, verde ed economia di prossimità”.
Il tracciato prevede due scenari. Se si tornerà ai sei piani originari dell’edificio umbertino, demoliti in parte negli anni Trenta, è ipotizzata una “piazza sopraelevata” con giardino pensile e, all’interno, spazi per attività sportive e culturali, funzioni abitative ed economie locali. Con i volumi attuali verrebbero ridotte le funzioni, concentrandosi su riqualificazione del tetto e sport. In ogni caso, circa il 60% dell’immobile sarebbe destinato alla cittadinanza. Tra le priorità c’è la tutela delle 22 imprese e di oltre 80 lavoratori presenti, per i quali sono stati chiesti ammortizzatori sociali.
Le ipotesi del Campidoglio
Lo scorso marzo il Dipartimento Patrimonio ha pubblicato un avviso di consultazione preliminare di mercato per raccogliere manifestazioni di interesse private. Le opzioni delineate includono un mix con attività commerciali e servizi per la cittadinanza al piano terra, studentato universitario o alloggi per lavoratori indigenti ai piani superiori, oltre a lavanderia, palestra e spazi didattici. In alternativa è prevista la destinazione alberghiera “con utilizzo integrale del potenziale edificatorio” e quindi con la ricostruzione dei sei piani. Una terza ipotesi combina le due precedenti: quota a appartamenti o studentato ai piani alti, negozi al piano terra e coworking nel mezzanino.
Per queste soluzioni il Comune valuta una concessione fino a 50 anni o comunque “per un periodo di tempo in cui si può ragionevolmente prevedere che il soggetto privato recuperi gli investimenti effettuati, insieme con un congruo ritorno sul capitale investito”.