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Erika e Omar: analisi criminologica di un delitto che sconvolse l’Italia - con Eleonora Zito (VIDEO)

Erika e Omar: analisi criminologica di un delitto che sconvolse l’Italia - con Eleonora Zito (VIDEO)

Erika e Omar

Il 21 febbraio 2001, a Novi Ligure, la sedicenne Erika De Nardo e il suo fidanzato diciassettenne Mauro (Omar) Favaro, uccisero brutalmente la madre di lei, Susanna Cassini di 41 anni, e il fratellino Gianluca De Nardo di 11 anni.

I due, ritenuti perfettamente capaci di intendere e di volere, vennero arrestati il 23  febbraio e condannati successivamente a sedici e quattordici anni di carcere, per duplice omicidio.

L’avvocato Eleonora Zito, specializzata in criminologia e psicologia forense, sottolinea l’importanza del delitto nel panorama criminologico italiano “[…] Perchè in Italia, fu il primo caso di baby killer in coppia: entrambi adolescenti, pianificarono un omicidio ben dettagliato, ben strutturato, con una lucidità e una freddezza che effettivamente analizzando una perizia […] ha lasciato un po’ di scompiglio e da lì, abbiamo tratto degli elementi psicologici che ancora oggi, sui reati che vengono analizzati, servono di aiuto o di approfondimento per capire il movente di cui si parla […]”.

La versione raccontata in principio dalla giovane Erika, secondo la quale si trattava di una rapina da parte di due stranieri, si rivelò, come specificato anche dalla criminologa Zito, “una falsa narrazione xenofoba”. Le incongruenze emerse negli interrogatorie e le prove infatti, smascherarono la loro brutale e glaciale colpevolezza.

L’assenza di un movente e il legame con altri delitti familiari

Questo tipo di reato ci lascia un po’ perplessi - continua ancora l’esperta - perchè vi è l’assenza di movente razionale o economico”. Si diceva fosse una famiglia economicamente benestante, priva di particolari problemi. Per questo, le autorità competenti, non riuscivano a comprendere quale potesse essere il movente che avesse portato due adolescenti, a commettere un atto così brutale.

Ciò che è emerso dal punto di vista psicologico e criminologico è “la complessa dinamica di coppia. Entrambi fossero affetti da un delirio condiviso che li rafforzò per pianificare - dettagliatamente - l’omicidio […] e un distacco emotivo. In sede peritale, furono rilevati dei tratti narcisistici anti sociali - sottolinea Zito, precisando anche che in questo caso si possono riscontrare dei punti in comune con altri delitti familiari quali - ad esempio la storia del conflitto familiare non elaborato, il deficit nella gestione della rabbia, la mancanza di empatia, l’influenza possibile di eventuali coetanei o del partner […], la presenza di disturbi della personalità, tratti borderline, tratti antisociali e narcisistici e una bassa tolleranza alla frustrazione […]”.

Delitti adolescenziali: aspetti giuridici

La giurisdizione, distingue le normative degli adulti da quelle dei minori. Per entrambi sono previste, salvo casi specifici, percorsi di rieducazione e reinserimento sociale, con particolare riguardo proprio a chi compie un reato in giovane età. ”Per quanto riguarda gli adolescenti - dice l’avvocato - dobbiamo dire che vi è una normativa rieducativa e non solo reprepressiva. Questo cosa comporta? Che il minore viene sottoposto ad una perizia psichiatrica e la particolarità della pena è che sostanzialmente ha un massimo di 20 anni anche per omicidio, può beneficiare di percorsi di messa alla prova e di una riabilitazione e reinserimento sociale […]”. Come detto anche per gli adulti ci sono specifici percorsi, ma nella dentenzione minorile, la funzione penitenziaria è quello di rieducare la persona il più possibile al fine di non commettere mai più dei reati.

Ogni caso, ha poi una regolamentazione specifica, in base alle circostanze di gravità, aspetti criminologici, psicologici e giuridici. Diverso è stato infatti per Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per aver ucciso Giulia Cecchettin.

Erika e Omar: 24 anni dopo

Attualmente entrambi hanno scontato la pena. Erika ha conseguito una laurea in lettere; hanno poi cambiato identità, conducendo una vita di basso profilo.

In questo momento - conclude la criminologa - loro non hanno alcun tipo di pendenza penale e di conseguenza, sono stati riammessi nel contesto sociale […] il reinserimento sociale, ha avuto un fine: fino ad ora, non hanno - infatti - commesso più alcun reato”.