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Enzo Biagi: cronache di un’Italia vera (VIDEO)

Enzo Biagi: cronache di un’Italia vera (VIDEO)

Enzo Biagi

Il personaggio del giorno: Enzo Biagi

Enzo Biagi, tra i volti che più hanno segnato la storia del giornalismo italiano, nacque a Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna, il 9 agosto del 1920. Nella sua lunga e brillante carriera fu anche scrittore e conduttore televisivo, ma sin da bambino, sognava di diventare un grande giornalista: “Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un "vendicatore" capace di riparare torti e ingiustizie […] ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo” - Enzo Biagi, Era Ieri.

Il padre, Dario Biagi, fu un vicecapo magazziniere in uno zuccherificio della città di Bologna, motivo per il quale, assieme alla sua famiglia, Enzo dovette trasferirsi dopo nove anni trascorsi in provincia. Si dice che, la lettura di un libro, in particolare Martin Eden, di Jack London, fu per lui talmente rivelatrice e significativa, che lo portò a sognare la carriera di giornalista. Il romanzo, racconta la difficile storia di un giovane ragazzo del popolo, un marinaio, che lotta per diventare uno scrittore.

La sua formazione scolastica, fu tutt’altro che umanistica: frequentò infatti l’istituto tecnico per ragionieri. Proprio lì decise di fondare una piccola rivista studentesca, assieme ad altri compagni. Il Picchio, che trattava di vita scolastica. Ben presto il progetto venne soppresso dalle autorità fasciste: ciò lo spinse a maturare una forte indole antifascista.

Enzo Biagi: il sogno di una vita

Compiuti diciassette anni, riuscì ad iniziare una collaborazione con il quotidiano L’Avvenire d’Italia, occupandosi di cronaca, colore, musica lirica. Seguì poco dopo l’assunzione in pianta stabile dal Carlino Sera, edizione pomeridiana de Il Resto del Carlino. Durante gli anni cinquanta, nel pieno del dopo guerra, descrisse l’alluvione che flagellava la provincia di Rovigo: nonostante l grande successo che riscossero i suoi articoli, venne isolato all’interno del giornale a causa di alcune dichiarazioni contrarie alla bomba atomica, che lo fecero apparire agli occhi del suo direttore come un “pericoloso sovversivo”.

Tutto questo non servì a fermare il suo sogno e la sua bravura. Venne chiamato da Bruno Fallaci, zio di Oriana, a quei tempi in cerca di nuovi elementi per il settimanale Epoca. Entrò senza se e senza ma. Un giorno accadde l’inaspettato. In assenza di Segalà, nuovo direttore succeduto a Fallaci, partito per gli Stati Uniti, a Biagi venne affidata la direzione del giornale. In quei giorni scoppiò il grande caso di Wilma Montesi, una ragazza romana trovata senza vita sulla spiaggia di Ostia. Biagi, senza pensarci due volte decise di dedicare una copertina e di pubblicare un’inedita ricostruzione dei fatti, pur andando contro le direttive di Segalà che prima di partire, gli chiese di dedicarsi al ritorno di Trieste all’Italia e l’inizio della primavera.

Fu un successo clamoroso, tanto che Mondadori tolse la direzione a Segalà, affidandola definitivamente a Biagi. Divenne successivamente direttore del telegiornale della Rai, dando meno spazio alla politica e più ai “guai degli italiani”. Lanciò il primo rotocalco televisivo nel 1962, apportò innovazioni destinate a cambiare radicalmente il panorama giornalistico italiano. Entrò al Corriere e poi con il grande amico Indro Montanelli, collaborò alla creazione del Giornale.

Biagi: maestro dell’essenzialità e della verità

Venne definito come “il maestro dell’essenzialità”. Il Fatto, fu trai suoi prodotto migliori, declinato successivamente per il noto editto bulgaro, una dichiarazione rilasciata da Silvio Berlusconi che affermava un “uso criminoso” della tv pubblica da parte di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi. Il 22 aprile 2007 tornò in televisione con RT Rotocalco Televisivo, aprendo la trasmissione con queste parole: “Buonasera, scusate se sono un po' commosso e magari si vede. C'è stato qualche inconveniente tecnico e l'intervallo è durato cinque anni. C'eravamo persi di vista, c'era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci soffiava dentro… Vi confesso che sono molto felice di ritrovarvi. Dall'ultima volta che ci siamo visti, sono accadute molte cose. Per fortuna, qualcuna è anche finita” - Editoriale dal sito ufficiale della trasmissione.

Morì a ottantasette anni, la mattina del 6 novembre del 2007 a causa di problemi renali e cardiaci. E’ stato, e continua ad essere un modello d’ispirazione a di futuri giornalisti.