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"Educazione positiva", ovvero creare un nuovo modo di essere genitori (rispetto al passato) - VIDEO

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GENITORIALITA'

"Educazione positiva", ovvero creare un nuovo modo di essere genitori (rispetto al passato)

Ospite in collegamento: Cinzia Giorgio, direttrice di "Pink Magazine Italia"

L’educazione non passa attraverso la violenza. La violenza e le punizioni sono ancora considerate un modo di educare. Ma questa forma mentis non è solo inefficace, ma anche pericolosa. Eppure, chi prova a cambiare strada si ritrova spesso solo, giudicato, ostacolato. Serve una rivoluzione culturale, supportata dalla legge.

Perché la violenza sui bambini è ancora considerata, da molti, una componente “normale” della crescita. Perché si confonde l’educazione con la sottomissione, il rispetto con la paura. Le cosiddette violenze ordinarie — pizzichi, schiaffi, punizioni d’isolamento, urla — sono ancora terribilmente diffuse. In Italia, secondo un’indagine nazionale dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA), i casi di maltrattamento sono aumentati del 58% negli ultimi cinque anni, e nell’87% dei casi gli autori sono membri della famiglia.

E queste sono solo le statistiche basate sui minori entrati in contatto con i servizi sociali.
Ma quanti sono i bambini che, ogni giorno, vivono le cosiddette violenze ordinarie tra le mura di casa? In Francia, un bambino su tre in ogni classe ne subisce quotidianamente.

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Donne, gioielli e abiti: dal Seicento al Black Friday

Mancano pochi giorni al Black Friday e in molti hanno già chiaro in mente come e se approfitteranno dei suoi sconti. C’è chi ha preparato la wishlist nei suoi negozi online preferiti, chi ha puntato un cappotto o un paio di stivali in una vetrina, chi coglierà l’occasione per fare qualche regalo di Natale.

Alcuni di questi beni, lo sappiamo, finiranno in un cassetto, dimenticati: altri ci accompagneranno per molte stagioni. Ma acquistare qualcosa e possederlo, per noi donne, è sempre stato così facile? Scopriamolo insieme.

Gioielli e doti sontuose

Andiamo indietro di qualche secolo fino al Seicento, ma partendo da un presupposto: il concetto di proprietà in Età Moderna era diverso da quello di oggi. Le donne romane della borghesia e delle classi sociali agiate, per esempio, disponevano di tessuti, biancheria, stoviglie e preziosi.

Meraviglie come perle, diamanti, abiti di broccato, sete e altri splendori occupavano i loro guardaroba. Basta leggere gli inventari che sono arrivati fino a noi per rimanere sorpresi dalla ricchezza di certe doti. Eppure, non sempre potevano dirsi proprietarie di questi oggetti. Anzi.

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Giornata mondiale della gentilezza, quanti stereotipi (ancora) sulle persone garbate?

La Giornata Mondiale della Gentilezza si celebra oggi, il 13 novembre. Si tratta solo di una giornata dedicata a chi è gentile? No, si vuol promuovere la gentilezza come valore universale e incoraggia a compiere azioni di cortesia, rispetto e solidarietà. Lo scopo è ricordare che anche piccoli gesti quotidiani possono fare una grande differenza nel mondo, creando relazioni migliori e comunità più accoglienti.

Le origini

La giornata è nata in Giappone nel 1997 e si è diffusa a livello globale. L’obiettivo era ed è riflettere sull’importanza di essere gentili verso gli altri e se stessi, mostrando attenzione, rispetto, pazienza e ascolto.

Come? Con azioni concrete. Incoraggiando gli altri e noi stessi a compiere piccoli gesti come dire “grazie”, “per favore”, “scusa”. Essere generosi, disponibili, aiutare gli altri, rispettare le diversità, prendersi cura dell’ambiente e degli animali. I benefici sono molteplici. Migliorano le nostre relazioni interpersonali e il benessere della comunità.

Diversi studi suggeriscono che anche pochi minuti di gentilezza al giorno possono contribuire alla felicità. Non è debolezza. Essere gentili non significa essere deboli; al contrario, è una dimostrazione di forza interiore.

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