Scene da narcos nel carcere romano di Rebibbia, dove una flotta di droni ha tentato di introdurre droga all’interno del cortile penitenziario.
Gli agenti della polizia penitenziaria hanno intercettato e sequestrato quattro chili di hashish prima che finissero nelle mani dei detenuti.
Il fenomeno, in crescita anche in Italia, preoccupa le autorità: in passato droni simili hanno trasportato telefoni cellulari e perfino armi in altri istituti di pena.
Il sindacato Sappe denuncia da tempo l’allarme sicurezza e chiede l’impiego di tecnologie specializzate, come fucili jammer capaci di bloccare i droni con onde disturbanti.
Secondo il segretario Maurizio Somma, il regime aperto dei detenuti e la carenza di personale rendono più vulnerabili le strutture.
Il caso di Frosinone nel 2021, con una pistola introdotta da un drone e usata per sparare ad altri tre detenuti, resta un precedente inquietante.
Il Corpo di polizia penitenziaria ha attivato una sezione UAS con personale formato, ma servono aggiornamenti continui e strumenti all’altezza della minaccia tecnologica.