Lo shock per l’aggressione alla docente della scuola Verga a Centocelle riaccende il dibattito su sicurezza, prevenzione e ruolo della comunità educante. Nel confronto con i media, il preside Mario Rusconi ha fotografato la fragilità di una parte dell’adolescenza di oggi, che scorre tra solitudine, piattaforme online opache e suggestioni emulative dopo i casi di Bergamo e La Spezia. «i nostri ragazzi molto spesso sono soli», osserva, perché faticano a trovare ascolto in famiglia e, a volte, anche a scuola. L’ecosistema digitale amplifica: siti che suggeriscono comportamenti autolesivi, chatbot mossi da intelligenza artificiale che normalizzano la violenza, e un fiume di contenuti che i più giovani non hanno strumenti per decodificare.
La scuola, tuttavia, non può essere lasciata sola. La lettura dei prodromi di disagio è complessa – spiega Rusconi, ricordando esperienze con commissioni ministeriali nate proprio per migliorare l’intercettazione precoce dei segnali di rischio. Servono ASL reattive, rafforzamento dei servizi materno-infantili, più psicologi e educatori sul territorio e dentro gli istituti. Ed è cruciale ripensare i tempi di apertura: «la scuola dovrebbe essere aperta tutto il giorno dalla mattina alla sera», valorizzando cooperazioni con associazioni, cooperative, oratori e mondo dello sport. Un’idea antica e modernissima insieme, che Rusconi sintetizza citando Codignola: «sarò felice finché vedrò le scuole con le luci accese anche di sera anche d'inverno».
Capitolo metal detector. I varchi stile aeroporto non sono praticabili: rallenterebbero ingressi di migliaia di studenti e costerebbero troppo. Diverso il discorso per le unità portatili: «I metal detector quelli a paletta diciamo così possono essere richiesti dalle scuole». Usati in modo mirato, come i cani antidroga, funzionano da deterrente: presenza non invasiva, a campione, con protocollo chiaro e coinvolgimento del consiglio di istituto (genitori e studenti inclusi). È la logica del «controllo intelligente»: non militarizzare, ma segnalare che la scuola è un contesto presidiato, dove il rispetto delle regole protegge tutti.
Il caso di Centocelle interroga anche le famiglie. Nelle ricostruzioni emerge come sia possibile, per un tredicenne, procurarsi online armi da taglio o strumenti pericolosi, a volte persino utilizzando il bancomat dei genitori. Qui si apre il tema della genitorialità digitale: conoscere il linguaggio delle piattaforme, impostare controlli parentali, verificare acquisti e cronologie, favorire attività in presenza che diano senso di appartenenza. La prevenzione passa da parole chiave semplici: vicinanza, ascolto, tempo condiviso.
Oltre alla sicurezza fisica, serve un’agenda educativa chiara: alfabetizzazione all’IA e al digitale, educazione emotiva, spazi per la peer education, rilancio del servizio civile giovanile, empowerment delle reti di quartiere. «un grande progetto per i giovani», lo definisce Rusconi. Lo Stato, la scuola, il Terzo settore: tutti chiamati a fare la propria parte. Perché l’adolescenza «è l'età più a rischio» se lasciata senza bussole. E se è vero che gli episodi estremi restano minoranza, ogni scuola può e deve attrezzarsi per ridurre la probabilità che accadano, costruendo contesti capaci di accogliere e riorientare il disagio prima che esploda.