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Le donne di Gaza, sentinelle e testimoni silenziose di una guerra atroce (VIDEO)

Le donne di Gaza, sentinelle e testimoni silenziose di una guerra atroce (VIDEO)

LE DONNE DI GAZA

Le donne di Gaza: sentinelle e testimoni silenziose

Ospite in collegamento: Cinzia Giorgio, direttrice di "Pink Magazine Italia"

Dal sito delle Nazioni Unite arriva l’appello delle donne della Striscia di Gaza, testimoni silenziose di un massacro che sta decimando la popolazione inerme.

Dal 18 marzo, i rinnovati e intensificati attacchi di Israele su Gaza hanno ucciso centinaia di civili, tra cui donne e bambini, e oltre 142.000 nuovi sfollati non hanno un posto dove correre per salvarsi.

La vita, la salute e la dignità delle donne sono a grave rischio, poiché una popolazione esausta non trova tregua dalla guerra e dalla distruzione. Le donne incinte sono particolarmente vulnerabili: il 50% di loro affronta una gravidanza ad alto rischio e la malnutrizione è già elevata tra le donne e i bambini.

Cosa hanno detto le donne di Gaza?

UN Women, l’ente delle Nazioni Unite che si occupa di uguaglianza di genere e empowerment femminile, ha parlato con le donne di Gaza. Quello che hanno riferito è di un orrore intollerabile.

“Siamo incollati alle notizie. La vita si è fermata. Non abbiamo dormito tutta la notte, siamo paralizzati. Non possiamo andarcene!”. – Hayam, Al-Miraj, Rafah, Gaza

“Ho vissuto la fame, l’assedio e la guerra, ma la notte scorsa è stata diversa. Ha racchiuso ogni tipo di dolore e umiliazione”. – Suad, Khan Younis

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Femminicidio: facciamo chiarezza sul suo significato

Troppo spesso si parla di femminicidio in maniera impropria. Ma il femminicidio è un reato ben preciso, che si differenzia dall’omicidio per diverse ragioni: partiamo dalle definizioni ufficiali, il lemma Femminicidio appare per la prima volta sul vocabolario della lingua italiana nel 2008. Ma è un termine che nasce qualche anno prima.

Roberto Lodigiani, il 17 gennaio 2008, sul quotidiano La Stampa di Novara, a pagina 65 scriveva: “Un termine forte ma che rende l’idea: «femminicidio». È l’olocausto patito dalle donne che subiscono violenza: da Nord a Sud, per aggressioni domestiche o fuori di casa, per casi meno eclatanti o finendo all’ospedale quando non al cimitero. Per mano di famigliari, compagni, congiunti, per lo più".

Michela Murgia sul Femminicidio

L’ho uccisa perché l’amavo”. Falso!, (Laterza) il pamphlet sul femminicidio di Michela Murgia e Loredana Lipperini comincia con un elenco lunghissimo di numeri di decessi di donne.

Delitto passionale. Raptus. Gelosia. Depressione. Scatto d’ira. Tragedia familiare. Perché lei lo ha lasciato, chattava su Facebook, non lo amava più, non cucinava bene, lavorava, o non lavorava. Nascondendo la vittima, le cronache finiscono con l’assolvere l’omicida: una vecchia storia, nata in tempi lontani e ancora viva fra noi. Per questo bisogna imparare a parlare di femminicidio. Tutti, non solo i media. Dobbiamo farlo noi, gridavano Murgia e Lipperini. Dobbiamo trovare noi le parole.

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