Alla Casa di Alice l'incontro per parlare di DCA: cosa è emerso?
Ospiti in collegamento: Stefania Borghi, Dirigente psichiatra responsabile "Casa Di Alice", & Roberta Trincas, Dirigente psicologaI numeri sono allarmanti, lo sappiamo: i disturbi del comportamento alimentare aumentano drammaticamente e coinvolgono sempre più giovani. Se rispetto a qualche anno fa la patologia sembrava circoscritta ad una determinata fetta di società - prevalentemente ragazze e donne -, ci si rende conto che a soffrire a tavola ora sono anche bambini e i maschi. E l'allarme, per quanto riguarda la nostra Regione, sta anche nella mancanza di strutture: mancano i posti letto, manca personale, ci sono poche risorse.
Secondo i dati dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, le diagnosi sono aumentate del 60% rispetto al periodo pre-Covid. Nel 2024, sono stati registrati 230 nuovi casi, con un incremento del 64% rispetto al 2019. Particolarmente preoccupante il calo dell’età di insorgenza: i primi sintomi compaiono già a 8-9 anni.
L'incontro alla Casa di Alice
Il 18 marzo scorso, all’interno della Casa di Alice – Centro di Salute Mentale a Monteverde, il personale della struttura ha promosso un incontro rivolto a medici, associazioni, pazienti e alle loro famiglie, per parlare di Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione: l'obiettivo è stato quello di favorire la cura dei soggetti fragili affetti da questa patologia.
“Il 91% dei pazienti comprende ragazze o donne che soffrono di Anoressia Nervosa (37%), Bulimia Nervosa (20%), Disturbo Alimentazione Incontrollata (10%), e nel resto dei casi di disturbi alimentari non altrimenti specificati. La fascia maggiormente colpita (60%) ha un’età compresa tra 18 e 25 anni, per la metà dei pazienti l’età si abbassa (15 e 17 anni), e addirittura il 10% ha un’età compresa tra 7 e 14 anni" spiega Roberta Trincas.
"L’allarme è dato sicuramente dall’ultimo dato che mostra un ulteriore abbassamento dell’età di esordio dei sintomi. Una volta diagnosticata la malattia, è importante prendere in carico prima possibile il paziente, perché fino al compimento dei 30 anni è più facile lavorare sul problema, con una remissione dei sintomi più rapida, rispetto a chi entra in cura tardivamente. In tutti i casi, e specialmente per i minori, risulta fondamentale coinvolgere la famiglia”, conclude la Trincas.